SINOSSI
Bologna, 1959. Nella stessa casa vivono due donne che sono madri, in modi diversi, dello stesso bambino. Olimpia, borghese istruita e moderna, è docile a un'idea di civiltà che la vuole sposa con figli; eppure, dopo il parto, il suo corpo sembra tradirla, aprendo piccole crepe nella sua identità. Ada, invece, arriva dalla Ciociaria: è una ragazza del popolo che ha lasciato una vita domestica carica di miseria ma anche di piccole felicità per fare da balia al neonato di Olimpia. È stata scelta perché è forte e sana, come si sceglie un animale a una fiera. E lei, nella casa nuova, impara presto a farsi presenza invisibile, mentre il richiamo dei suoi affetti le pulsa dentro con forza. Diverse in tutto, Olimpia e Ada si incontrano sul terreno inatteso di una sorellanza di gesti e corpi: quello esposto e vitale di Ada e quello fragile di Olimpia, che cerca di riconoscersi nella ferita della maternità. A osservare i loro giorni è Carolina, la domestica che ha cresciuto Olimpia e che registra, defilata, l'energia che scorre tra le due donne. In controcanto, l'enigma di Pietro, un bambino abbandonato al brefotrofio di Roma nel Ventennio, riporta in superficie la memoria di uno strappo antico, forse impossibile da ricucire.
RECENSIONE
Il latte è il nutrimento indispensabile dei primi mesi di vita dei neonati. E alle madri è affidato dalla Natura il delicato compito dell'allattamento, sebbene siano sempre storicamente esistite le cosiddette "madri di latte” - le balie o nutrici – che, all'occorrenza, affiancavano o sostituivano le madri nell'allattamento dei loro piccoli. La scelta di affidare l'allattamento a una balia poteva essere obbligata da motivi che impedivano al lattante di beneficiare del nutrimento materno, ad esempio la mancanza di latte a causa di malattia o morte della madre. Ma, in altri casi, era invece una scelta volontaria, dettata da consuetudini sociali, che veniva presa da madri appartenenti a famiglie benestanti, come spesso accadeva nelle classi nobili e borghesi italiane fino alla metà del Novecento. La sorprendente opera prima di Marina Zucchelli riporta alla luce il cosiddetto "baliatico mercenario”, una pratica molto diffusa in Italia fino agli anni '60 - ossia fino alla diffusione del latte "artificiale” in polvere - e che consisteva nell'allattamento da parte delle balie in cambio di compenso economico.
Il racconto è ambientato nel Secondo Dopoguerra, con alcuni salti temporali che riportano negli anni del Ventennio fascista. Sullo sfondo di una società italiana ancora segnata dagli strascichi dell'evento bellico, la narrazione si costruisce principalmente attorno alle figure femminili di Olimpia, giovane madre della borghesia bolognese, e di Ada, una ragazza ciociara chiamata a svolgere la mansione di balia. Con una scelta stilistica riuscita, le voci delle due donne sono caratterizzate da linguaggi che esprimono l'appartenenza ai loro contesti sociali, culturali e geografici molto diversi. All'idioma fluente di Olimpia, donna istruita e di famiglia agiata, si alterna la parlata verace di Ada, resa nella genuina e gustosa espressione dialettale della Ciociaria. La particolarità del linguaggio di Ada colora tutto il racconto e esprime, in modo sincero e non caricaturale, la realtà popolare di un'Italia rurale e povera che – in quel tempo – era ancora afflitta in gran parte dall'analfabetismo. Il rapporto fra le due donne mette a confronto due mondi diversi e l'alternarsi continuo dei loro racconti permea e sostiene tutto il romanzo. Il distacco e la diffidenza iniziali di Olimpia dimostrano tutta la sua difficoltà ad accettare la balia ciociara, vista come un'intrusa nella sua vita e nel rapporto di madre con il suo piccolo. Ma, lentamente, con il procedere dei giorni la personalità di Ada, la sua bravura a svolgere la mansione affidatale e il suo grande senso materno favoriranno il nascere di un legame che supererà le diversità e permetterà alle due giovani madri di conoscersi a fondo e di imparare reciprocamente l'una dall'altra.
In parallelo al racconto di Ada e Olimpia, l'autrice introduce una ulteriore linea di narrazione (peraltro riconducibile a un episodio autobiografico), riesumando la storia di un "esposto”, un bambino neonato abbandonato in un brefotrofio di Roma che riemerge inaspettatamente dall'oblio del passato per intrecciarsi alle vite delle due protagoniste. Il romanzo può contare su una scrittura agile e su una certa sensibilità nel trattare gli aspetti più dolorosi del baliatico e dell'abbandono degli esposti. Con pungente garbo vengono messi in risalto i diversi punti di vista emotivi della madre di sangue e della madre di latte, come anche i sentimenti accorati e contrastanti della giovane balia costretta a subire la durezza del distacco dagli affetti e dalla sua terra per far fronte alle necessità economiche della sua famiglia.
[RECENSIONE A CURA DI BOOKMARK]
| Autore | Marina Zucchelli |
| Editore | Rizzoli |
| Pagine | 320 |
| Anno edizione | 2026 |
| Collana | Scala italiani |
| ISBN-10(13) | 9788817189590 |
| Prezzo di copertina | 18,00 € |
| Prezzo e-book | 10,99 € |
| Prezzo audiolibro | 13,86 € |
| Categoria | Contemporaneo - Attualità - Sociale - Psicologico |

