Ciao a tutti. Stavo ciondolando sul forum ed ho trovato questa discussione. Sono contenta perché nelle presentazioni classiche sono un disastro, invece una domanda precisa evoca tanti ricordi.
Ero "Scalpo Fluente" nel.. vabbè, qualche tempo fa, al liceo. David era un compagno di classe, bellino biondino e con gli occhi verdi. Eravamo in tre ad essere innamorate di lui: Nicoletta, Lucia ed io. Ognuna lo corteggiava a modo suo. Io avevo inventato per lui un "soprannome indiano", lo chiamavo "Occhi color laghetto di montagna" e lui mi chiamava "Scalpo fluente".
Era l'anno che nel programma c'erano i poeti del dolce stil novo, prima ancora di Dante, e noi - sempre un po' distratti, sempre un po' per conto nostro - ci scambiavamo bigliettini con poesie categoricamente in rima baciata. Ma non poesie d'amore, solo poesie a volte anche ridicole su qualunque argomento. Era un traffico di piccoli pezzi di carta che viaggiavano di nascosto da un banco all'altro, roba che adesso si vede qualcosa di simile solo nei film dove lo spacciatore passa furtivamente la bustina al cliente. Noi spacciavamo distici, sonetti e quartine. Eravamo ancora troppo piccoli per il verso sciolto così come per l'amore adulto; oggi qualcuno direbbe che sublimavamo, ma in realtà semplicemente giocavamo. E quando il professore d'inglese spiegava Geoffrey Chaucer e la favola del galletto Chanticleer che aveva a disposizione sette gallinelle, noi ci guardavamo e ridacchiavamo.
Poi ci siamo persi di vista finché un giorno, chiacchierando con mio marito, è saltato fuori il nome di David, il galletto dei tempi del liceo. Così abbiamo scoperto che loro due erano stati compagni di università.
"Dai, chiamalo" ho detto. Così i due maschietti hanno fissato l'incontro ma senza svelare l'antefatto.
Insomma, ci siamo incontrati dopo tanti anni. Lui era sposatissimo, pluripapà e un po' stempiato, ma appena ci siamo rivisti "Ehi, ma tu sei Scalpo Fluente!" "Ciao Laghetto" gli ho risposto e ci siamo abbracciati.
E questa è la storia del mio nick.