Io sto procedendo a rilento a causa di un’altra lettura e impegni vari. Voi siete velocissime! Ho come l’impressione di essermi imbarcato su un vaporetto invece che sulla nave del papà di Rachel
Ho appena iniziato il terzo capitolo e condivido pienamente i vostri commenti. Anch’io sto apprezzando l’abilità con la quale la Woolf ci svela progressivamente, attraverso le loro interazioni e abbondanti dialoghi, le personalità dei vari personaggi. L’abile descrizione e la “voce” attraverso la quale ognuno di loro prende vita mi dà a volte l’impressione di stare assistendo ad un’opera teatrale.
Ognuno dei personaggi sembra rappresentare una categoria specifica della società del tempo e funge anche da strumento parodico attraverso il quale la Woolf disapprova alcune delle realtà sociali e politiche del mondo in cui vive. Penso qui, per fare soltanto un esempio, ai commenti dispregiativi di Richard Dalloway nei confronti delle suffragette. Si tratta di una maniera più velata di criticare la società, ma forse più efficace rispetto a quella adottata, come ci ricorda Francesca, in una delle prime stesure del romanzo.
I personaggi maschili al momento mi sembrano ritratti in maniera abbastanza monolitica, e più quasi come macchiette che non come personalità ricche di una propria complessità. I loro pensieri sono privi di quella tensione che contraddistingue invece le figure femminili. Penso in particolare alla signora Dalloway e alle contraddizioni che mi pare cogliere in certe sue affermazioni come, ad esempio, quella in cui elogia il piacere della musica per poi, subito dopo, affermare che non pensa “
sia un bene per la gente”. Sembra questo quasi un tentativo di sopprimere un’emozione che contrasta con quell’immagine esteriore che un po’ tutti i personaggi sentono il bisogno di dover proteggere. E nella simbologia che vede il mare sul quale navigano come la propria interiorità emotiva è significativo, a proposito, il passo in cui Richard Dalloway afferma “
Ma lo confesso, un mare mosso, o peggio, agitato, mi dà molto fastidio”.
Su tutti si distingue poi Rachel, insicura protagonista e, mi pare di capire, alter ego della Woolf che, nel processo di formazione e iniziazione alla società che per lei questo viaggio, inconsapevolmente, rappresenta, li osserva da una certa distanza e ne assorbe affascinata, e a volte rifiuta, il modello.