elis_ post=58663 userid=6006Come da pronostico, ho iniziato il libro qualche giorno fa, sono al capitolo 4. Devo ammettere che non è una lettura che mi ha conquistata fin da subito, anzi onestamente faccio un po' fatica a continuare, lo stile è elegante e scorrevole, mi piace anche l'utilizzo delle figure retoriche, ma è proprio la trama un po' piatta che faccio fatica a digerire, proseguo per la curiosità e perché noto che iniziano a delinearsi i vari personaggi e questo viaggio antropologico mi piace. Clarissa Dalloway, in particolare, sembra una donna molto interessante, ho apprezzato moltissimo una sua frase:
"io non ho mai incontrato una persona noiosa fino a ora! [..] credo che sia la cosa peggiore che si possa dire di una persona."
È un pensiero molto bello, lo dimostra anche avendo prestato attenzione ai racconti di uno dei marinai, può apparire frivola invece mi sembra sia sinceramente appassionata e intelligente.
Ciao Alice, hai colto uno degli aspetti per cui anche a me la figura di Mrs Dalloway affascina molto. Clarissa, per l'idea che me ne sono fatta io, è indubbiamente frivola (o attenta alle frivolezze), ma questo non esclude questi momenti di introspezione e interesse per l'altro. Non ci si sofferma troppo, forse, ma l'interesse è genuino, nasce da un moto d'animo spontaneo, non è pro forma, e questo la rende ai miei occhi molto interessante, sfaccettata (proprio perché per molte altre cose invece è decisamente pro forma...).
Io sono al capitolo 12: siamo sbarcati in Sudamerica e conosciamo gli altri residenti inglesi del luogo. Trovo sempre le stesse fatiche dell'inizio: tanti personaggi, all'inizio indistinguibili, tanta distanza culturale che non mi fa capire appieno cosa succede, specie per via dei manierismi. Contemporaneamente, è bello quando questi manierismi si infrangono, come nel dialogo che ho riportato qualche post fa tra Rachel e Helen, o anche più avanti, dove sono arrivata io, quando Rachel e Helen cominciano a fare conoscenza coi due giovani, Hewet e Hirst, che a loro volta, sotto le formalità, sembrano cercare un contatto autentico, ma non sanno bene come fare. Molto significativo da questo punto di vista il disagio di Hirst, che ad abilità sociali non è messo benissimo.

L'ho trovato spesso cafone, lo devo ammettere, ma si vede che soffre di ansia sociale, ed è sulla difensiva. La Woolf è veramente fine, quando si tratta di cogliere le sfaccettature psicologiche dei personaggi, ed è bravissima a ritrarre le incoerenze che altri scrittori, magari, tenderebbero ad appianare per offrire un ritratto chiaro e ben definito. Lei invece mi sembra proprio all'inseguimento dei dettagli più sfuggenti, senza voler dare spiegazioni, solo perché l'essere umano è così e conoscere gli altri è sempre un po' uno sforzo interpretativo.
Nonostante la mia fatica, quindi, il romanzo mi sta piacendo. Vado molto lenta, però. Mi consolo pensando alle parole di Francesca: va preso come un viaggio vero e proprio, anche con le sue tappe meno entusiasmanti e i suoi momenti di vuoto. Proverò a viverlo così, mi sembra un'ottima prospettiva!