SARA1984 ha scritto: terminato da un pò, anche io come molti di voi solo dal titolo avevo scritto un altra trama ma questa inaspettata , così tecnica ,dscrittiva e umana mi è piaciuta molto .... ho chiuso un libro con un senso di gratitudine verso tutti coloro che fanno questo mestiere con entusianmo (perchè le persone entusiaste di ciò che fanno danno il meglio di se sempre e credo che sia questo il messagio che voglia dare la scrittice con il pezzo trascritto da Pierbusa)perchè è vero il non sapere che fine ha fatto un proprio caro è peggio di qualsiasi altra cosa, fumenta una speranza a volte vana ed è giusto per tutti piangere su un corpo (o ciò che ne resta) e consolarsi sapendo che non soffrirà più ed (in basse alla religione) si trova in un posto migliore
... mi è piaciuto sapere cosa succede dopo, chi si prende cura di questi corpi era un qulcosa a cui non avevo mai pensato ,questo libro mi ha trasmesso un orgoglio per la nostra Italia immenso...sono contenta di averlo letto e scoprire che proprio quest'anno Il Barcone è stato portato a Venezia ed esposto come monumento per non dimenticare..............
L'Autrice ha ragione nel sostenere che tutti i morti in mare hanno il diritto alla loro identità e lei docente e direttrice del LABANOF (Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense) lo sa bene, anche perché è il suo mestiere.
I suoi racconti sono davvero raccapriccianti ma sono la realtà di quello che è successo in mare e che purtroppo continua ad accadere.
Certo si potrebbe presupporre un interesse personale affinché la politica del riconoscimento delle salme sia portata avanti, ma chi se ne frega? E cosa buona e giusta!!!
(Non è che rimproveriamo un prete di salvare le nostre anime perché in tal modo di conseguenza salva la sua)
Mi piacerebbeperò che avesse meno lavoro, che finisse il mercimonio che sta dietro questi viaggi della speranza che fanno arricchire gli scafisti e i loro amici. Ma non credo che l'impegno di Cristina Cattaneo andrà ad esaurimento così presto.