Ho ancora qualche cosa da aggiungere:
Non è vero che tornando al passato non si modifica il presente. Tornare ovviamente, al passato, lo si può fare solo con il pensiero. Quando si va in analisi, oppure si pensa ad un fatto particolare del proprio passato, elaborandolo, necessariamente si modifica il nostro modo di pensare e quindi di comportarci. Un ricordo può suscitare in noi un pentimento per un torto fatto a qualcuno, possiamo provare vergogna per un certo comportamento e se siamo capaci di introspezione possiamo riscattarci e cambiare. In questo modo cambieremo anche il nostro futuro, perché non ci comporteremo più, davanti a certi fatti in modo sbagliato. Ravvedersi è un fatto che cambia la vita. I fatti compiuti restano, ma spesso vi si può porre rimedio, certe cose storte si possono raddrizzare. Quindi cambia il nostro passato e il nostro futuro. La personalità di ognuno di noi è dinamica, in continua evoluzione.
Proust, scrivendo "Alla ricerca del tempo perduto" ha mandato un suo alter ego, il Narratore, nel passato, affinchè potesse ripercorre e raccontare la strada compiuta con gli occhi e l'anima di un adulto ormai vicino alla morte. Per farlo si è rinchiuso in una stanza rivestita con pareti di sughero e tendaggi spessi alle pareti, si è isolato, lontano dal mondo e dai rumori. Alla fine a scoperto che il tempo non è perduto se lo si sa trasformare in arte, l'arte sopravvive all'autore, i suoi pensieri, le sue parole restano a lungo dopo la sua morte, la morte fisica non quella spirituale. Nel 1922 saranno cento anni dalla sua morte, e si parla ancora di lui come di un essere vivo.
Questo scrittore giapponese ha fatto un'azione, con il suo romanzo che non si capisce bene. Ha costruito un macchina del tempo, la caffetteria, una sacerdotessa, quella che porta la tazza e il bricco d'argento. Noi occidentali abbiamo il lettino di Freud.
Questo è quello che per ora mi sento di dire, pur essendo convinta di non aver detto nulla che già non si sapeva.
Per andare oltre questo che ho detto, dovrei impegnarmi andando a rileggermi il libro, cosa che non ho voglia di fare, dovrei perderci del tempo, immergermi nel pensiero profondo. Non è periodo giusto, ho altro per la testa.
Però meglio averlo letto che continuare a pensare: "se tutti ne parlano, vuol dire che è da leggere"
Come diceva Macchiavelli: "meglio fare e pentirsi, che non fare e pentirsi"
"ESSERE! ESSERE E' NIENTE. ESSERE E' FARSI".
(Da "Come tu mi vuoi" di Pirandello)