Ho letto circa il 20% del libro e al momento mi stanno piacendo tantissimo sia la storia che lo stile. Anch'io ho apprezzato, come elis_, la piccola parentesi sulla cronaca nera. Mi è piaciuta molto, poi, la digressione inserita in uno dei dialoghi iniziali sul tema della scrittura, che è salvifica (“
Vivo su questo sporco pianeta, anche se sembra che non sia così quando sto creando”), ma al tempo stesso complicata, frutto di una continua ricerca e rielaborazione (“
Quel che temo è di non essere preciso con gli aggettivi. Vediamo, tu mi puoi precisare se si tratta di un bianco lattiginoso o di un bianco calcareo? E la consistenza? E’ più come gesso pestato o come zucchero? Come sale, come farina o come borotalco? Dai, dimmi."). Questa riflessione esplicita, secondo me, tutto l'amore di Marías per la scrittura e, di conseguenza, è comprensibile, come alcuni hanno fatto notare nei messaggi che ho letto finora, il motivo per cui essa passi quasi in primo piano rispetto alla "trama" vera e propria. A me personalmente piace molto questo stile, però capisco anche chi, come Kheper per esempio, lo trova esasperante. La cosa che fin qui ho amato di più è la delicata e commovente descrizione dell'amaro dolore di Luisa dopo la morte del marito. Questa sofferenza è esteriorizzata soprattutto attraverso piccole cose, come alcuni dettagli fisici (“
Era magrissima e sciupata, con uno di quei pallori profondi, essenziali, che finiscono per sfigurare tutti i lineamenti, come se non soltanto la pelle avesse perso il colore e la brillantezza, ma anche i capelli, le sopracciglia, le ciglia, gli occhi, i denti e le labbra, tutto opaco e sfumato”), il tono della voce (“
Non parlava più con vivacità, ma con una falsa naturalezza che denotava senso del dovere e svogliatezza. Pensai che forse era sotto farmaci”), il sorriso che diventa “
appannato e niente più” oppure gli occhi, che diventano “
assorti” e vedono "
soltanto il fantasma”. E' molto tenera e malinconica, inoltre, l'immagine della figlia che diventa quasi una madre (“[...]
la bambina vigilava che a Luisa non si raffreddasse il caffè e la incitava a berlo”). L'immagine di Luisa sofferente e fragile mi ha fatto pensare a "La Berceuse" di Van Gogh, che vi allego qui sotto!