Senza spoilerare troppo, dirò che si parla ad un certo punto di "crimini per delega", e di come delegare ad altri ti faccia vivere meno, ti coinvolga in misura molto minore nella situazione che hai contribuito a scatenare. Mi è sembrata una considerazione molto attuale, in un mondo in cui ho l'impressione che i legami siano sempre meno personali e tutto si riduca a uno scambio (spesso commerciale). A un certo punto se ne ha il sentore anche per via di quella lunga parentesi sui sicari e come lavorano oggi rispetto a un tempo (ne parla prima Luisa, e poi Javier, e anche Marìa se ne rammenta, del fatto che sono conoscenze che avevano entrambi). Certo, non so quanto sia verosimile, forse sì... e in un certo senso fa ridere, perché è una conversazione un po' fuori dalle righe per i nostri standard, però è incredibile pensare, se è vero, in quanti aspetti si riverberi questa sensazione.
Fa riflettere perché, contemporaneamente, è un momento storico in cui ci rendiamo conto che tutto ciò che accade anche a enorme distanza da noi ha un riverbero non indifferente sulle nostre vite. Siamo sempre stati interconnessi, per legge di natura, ma forse oggi di più. Anzi, sicuramente dì più: un'epidemia scoppia in Cina e si infetta mezzo mondo; scoppia la guerra in Est Europa e innesca da noi una crisi energetica; pochi paesi al mondo sono i più inquinanti, ma il livello del mare si alza per tutti.
Insomma, dove stanno i confini delle responsabilità? Quando e come compartecipiamo a certe situazioni? Spesso si va dalla totale noncuranza al sentirsi iperresponsabili, come Beatrice accenna nel suo intervento. Sono andata un po' fuori tema, però son tutte cose a cui certi discorsi nel libro mi hanno fatto pensare, hanno acceso una catena di ragionamenti.
Maria Chiara | Redattrice editoriale e per il Web | Social: @lettereminute
Anch'egli sarebbe invecchiato, anch'egli un giorno sarebbe dovuto morire [...]. Ma oggi egli era giovane, era un bambino, il nuovo Siddharta, ed era pieno di gioia. (Siddharta, Herman Hesse)