Diamo per scontato che gli orrori più brutti siano in guerra, forse perchè non vogliamo soffermarci a pensare alla subdolezza di comportamenti che non hanno neanche la guerra come giustificazione (ovviamente la guerra non dovrebbe mai essere una giustificazione, ma può essere il contesto che lo richiede, un ordine, la difesa, ecc). E forse anche in questa interpretazione si allaccia la decisione finale di Maria, ovvero che lei non si sente in diritto di puntare il dito e rovinare altre vite.
La parte dove si discute degli orrori della vita quotidiana come peggiori rispetto alla guerra mi è piaciuta molto, mi ha colpita. È una riflessione che sinora mi aveva toccata solo di striscio, invece leggendo Marìas mi sembra di esserci entrata più a fondo. Dico riguardo il fatto che gli orrori compiuti tra le mura domestiche, o comunque tra civili, sono le più agghiaccianti, e preferisci non pensarci, ma a pensarci davvero ti corre un brivido giù per la schiena. Posto che è in guerra che si commettono le peggiori atrocità, anche perché cadono molti filtri, i delitti "in tempo di pace" mostrano il lato più sinistro, fuori controllo dell'essere umano.
Niente, tutto chiama la lettura di Conrad, anche se per dicembre ha vinto James.
Riguardo la seconda parte della tua risposta che ho citato, Bea, sì, può darsi che la decisione finale di Maria sia da leggersi in questo senso. Tuttavia io continuo a ritenerla pretestuosa, e poco sincera. Tacere, in questo caso, non è un atto di coraggio. Parlare lo sarebbe, perché ti metti in una posizione rischiosa, hai poche prove in mano, e stravolgi la vita degli altri. Però così facendo Maria condanna Luisa, che non ha gli strumenti per decidere se stare o meno con l'uomo che le è accanto. La decisione di Luisa è superficiale; non nel senso che l'ha presa in modo superficiale, questo non lo sappiamo, ma non ha proprio gli elementi per vedere tutto il quadro e decidere con consapevolezza.
Di conseguenza, la decisione finale di Maria a me sembra un razionalizzare, tramite un vago principio morale del tipo "chi sono io per giudicare", la sua paura nel ficcarsi in un affare pericoloso. Questo tipo di razionalizzazione è nel personaggio, e non mi sorprende. Però è uno dei motivi per cui alla fine il romanzo non mi lascia "bene". L'atmosfera è cupa, e questa è una catarsi negativa. Questa è la mia lettura!