Buongiorno forum.
Il mio libro n.7 è "L'ossessione identitaria" di Francesco Remotti.
L'Autore sta facendo un esame del concetto di identità secondo gli autori del passato, e a pag.53 sta considerando il pensiero di Pascal.
Cito Remotti: "Pascal procede in una analisi - dissoluzione - dell'io quasi spietata allorché prende in esame l'amore che si nutre per una determinata persona. Un individuo è fatto di <<doti>>, siano esse fisiche siano esse spirituali, e viene amato per certe sue doti o qualità che siano la bellezza fisica, l'ingegno, la memoria..(..) Ma queste doti costituiscono l'io? Pascal non ha dubbi. Esse non costituiscono l'io, che significa unità, in quanto sono molteplici: un individuo viene amato - o odiato - per alcune di queste.
C'è dunque una molteplicità dell'io da un punto di vista sincronico: l'io è proprio come una città, che può essere scomposta in una molteplicità di manifestazioni (..) di ruoli, di attività. Ed è solo attraverso questa molteplicità di ruoli che un io (un individuo) è oggetto di conoscenza, di apprezzamento o, al contrario, di ripudio."
A questo punto Remotti cita alla lettera Pascal che dice: "Si può forse amare l'anima di una persona in astratto, indipendentemente dalle sue qualità? No, è impossibile, e sarebbe ingiusto. Dunque non si ama mai una persona, ma soltanto certe qualità".
Vedo che quando avevo letto il libro avevo sottolineato l'ultima frase di Pascal riportata da Remotti.
A pare il discorso della molteplicità dell'io, che ormai sembra quasi un'ovvietà, quello che mi colpisce è proprio quest'ultima considerazione. Perché sì, è proprio vero, è impossibile cogliere una persona nelle sue mille sfaccettature, e quando amiamo ci focalizziamo solo sulle caratteristiche che ci colpiscono e che ci sembrano vicine al nostro ideale.
Poi, certo, una persona con il tempo cambia, ma cambia soprattutto il livello di conoscenza che ne abbiamo. E a quel punto il discorso di Pascal va superato (secondo me). Non basta più amare quelle qualità che ci hanno colpiti all'inizio, ma è necessario accettare anche il resto.
Non lo so, ma mi sembra che gira e volta stiamo parlando di questo, anche quando parliamo di liquidi e/o solidi. Alla fine si parla sempre d'amore.
There is a crack, a crack in everything
That's how the light gets in. (Anthem, Leonard Cohen)