Sebbene abbia raggiunto anche io la metà abbondante che avevamo previsto dopo due settimane di lettura, continuo a non trovare molto spessore nella narrazione purtroppo. Sì legge bene e sicuramente è una lettura piacevole, ma mi prende molto meno di quanto avevo previsto. Ma sicuramente leggerò anche gli altri due, è un genere leggero, ma interessante.
Fritz è una figura veramente negativa, dal punto di vista personale, di come gestisce il privato, e dal punto di vista ideologico e del ruolo di apparenza che deve sostenere. Il fatto che continui a sostenere con ottusità la necessità di non intavolare trattive di pace è veramente sconfortante, soprattutto essendo stato in trincea a vivere sulla sua pelle l'inutilità di quell'impresa. A un certo punto afferma che accettare la pace sarebbe un'offesa per coloro che sono morti in guerra, sacrificandosi per la patria, e che l'unico modo per rendere loro onore è cercando di raggiungere la vittoria, costi quel che costi E questo è un suo pensiero personale, non un discorso politico per cercare di convincere coloro che sono pro pace. Ma a voi sembra sensato? A me il pensiero più ovvio sarebbe il contrario, ovvero che coloro che sono morti per la patria hanno dimostrato il sacrificio inutile che la patria ha chiesto loro e che il modo migliore per onorarli è evitare che altre vite vengano spezzate inutilmente, per orgoglio.
Poi pessimo i suo comportamento con Bea, che concordo essere anch'essa un personaggio neagtivo, anche se mi sembra essere passata al momento in secondo piano. Ma tutto il discorso di Frity in camera da letto su i suoi doveri di moglie nei confronti del marito ideale che ha mi stavano facendo venire la nausea. E il peggio è quando Follet dà voce ai suoi pensieri, al suo conservatorismo bigotto. Spero alla fine abbia una lezione.
"Il solo mezzo di sopportare l'esistenza è di stordirsi di letteratura" Gustave Flaubert