Giovedì, 01 Gennaio 2026

"Se questo è un uomo" di Primo Levi

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29/01/2022 13:25 #57448 da Graziella
Risposta da Graziella al topic "Se questo è un uomo" di Primo Levi
O.K. Miriam e Alice 84
Mi permetto di ricopiare la seconda di copertina del volume della prima edizione: "Einaudi 1963"
"Primo Levi, nato nel 1919 a Torino, laureato in chimica, fu deportato ad Auschwitz al principio del '44 (aveva 25 anni), insieme al contingente  di ebrei italiani del campo di concentramento di Fossoli. Il libro si apre appunto con la scena biblica della partenza da Fossoli, e prosegue col viaggio e l'arrivo ad Auschwitz e, altra scena di struggente potenza la separazione degli uomini dalle donne e dai bambini, che non rivedranno più. Null-Achzebn, 'zero - diciotto', il compagno di lavoro che ormai è come un automa, che non reagisce più e marcia senza ribellarsi verso la morte, è il tipo umano cui i più si modellano, in quel lento processo d'annientamento morale e fisico che porta inevitabilmente alle camere a gas. Su termine antitetico e il 'Prominent', il privilegiato, l'uomo che si organizza, che riesce a trovare il modo d'aumentare il suo cibo quotidiano di quel tanto che basta per non essere eliminato, che riesce ad acquistare una posizione di predominio sugli altri; tutte le sue facoltà sono tese a uno scopo:sopravvivere.
Primo Levi ci disegna figure che sono veri e propri personaggi: l'ingegner Alfred L. che continua a mantenere nel campo la posizione d'autorità che aveva nella vita civile; quell'assurdo Elias, che pare nato nel fango del Lager e che è impossibile immaginare come uomo libero;il dottor Pannwitz, dall'agghiacciante fanatismo scientifico. Certe scene ci ricostruiscono tutta un'atmosfera e un mondo: il suono della banda musicale che accompagna ogni mattina i forzati al lavoro, fantomatico simbolo di quella geometria follia; e le notti angosciose nella stretta cuccetta, coi piedi del compagno vicino al volto; e la terribile scelta degli uomini da mandare alle camere a gas, e quella dell'impiccagione di chi, in quell'inferno di rassegnazione e d'annientamento trova ancora il coraggio di cospirare e di resistere. fino a quel grido sulla forca: "Kameraden, ich bin del Letzte!" Camerati, io sono l'ultimo."

Se questo è un uomo
Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Ecc. Ecc. Ecc.

N.B. Anni fa sono stata a Auschwitz, ho visto cose che già sapevo, che avevo letto, che avevo visto nei documentari, ma quello che ho visto superava la mia immaginazione. E' stato terribile, eppure ho continuato, anno dopo anno a visitarli tutti, i campi di concentramento, non ne ho lasciato indietro nessuno. In un campo dove erano state rinchiuse solo donne, c'erano le loro foto, in formato 30x30, ne ho accarezzate qualcuna, le più giovani. Mia sorella dalla Svizzera mi ha detto che avrebbe fatto male, a visitare tutti quei campi, eppure o preferito piangere che non vedere. (Graziella)

Possiamo iniziare, se volete, a leggere.

"ESSERE! ESSERE E' NIENTE. ESSERE E' FARSI".
(Da "Come tu mi vuoi" di Pirandello)
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29/01/2022 17:06 #57452 da Giami23
Risposta da Giami23 al topic "Se questo è un uomo" di Primo Levi
Io ho iniziato.
La scrittura di Primo Levi traccia solchi nel cuore. Ogni parola, ogni descrizione, é una lama affilatissima ma delicata, di quelle che ti aprono ferite di cui ti accorgi solo quando iniziano a sanguinare e lì ti soffermi. 
É come affacciarsi ad un universo parallelo stinto, freddo, umiliante, doloroso e disumano.
É storia, eppure pensi come possono aver ridotto a questo un uomo?
Straordinario nel descrivere i fatti e soprattutto la condizione dell'animo umano, scava dentro. 
Doloroso leggere questo libro, ma come non farlo? 

“Interrogo i libri e mi rispondono. E parlano e cantano per me. Alcuni mi portano il riso sulle labbra o la
consolazione nel cuore. Altri mi insegnano a conoscere me stesso.”

(Francesco Petrarca)
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29/01/2022 20:37 #57453 da Giami23
Risposta da Giami23 al topic "Se questo è un uomo" di Primo Levi
Ho letto l'intervista Elisa e sarebbe bello avere un tuo riscontro durante la discussione, quando puoi ;).
Visto che hai dedicato il tuo tempo e talento a questo tema e a questo autore in particolare, fondere le due cose darebbe spunti di riflessione e approfondimento importanti :). In ogni caso grazie!
 

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30/01/2022 19:28 #57469 da Graziella
Risposta da Graziella al topic "Se questo è un uomo" di Primo Levi
Ho letto anche io l'intervista che hanno fatto a Elisa, riguardo a quello che penso lei abbia curato un lavoro di messa assieme delle poesie di Levi. Passare dalla sua scrittura letteraria alla poesia credo che per Levi sia stato un passo obbligato, era nel suo animo delicato.
Mio figlio che conosce a mena dito tutta l'opera letteraria di Levi dice sempre, che tutti noi leggiamo "Se questo è un uomo" "La tregua", insomma le opere prime e ci dimentichiamo di un romanzo importantissimo: "I sommersi e i salvati"
Molto belli sono anche i racconti come la "Chiave a stella" che invece riportano i suoi viaggi di lavoro perché lui nella vita dopo il Lager, riprende a fare il chimico. 
Levi è ormai un'icona, io ho letto anche la sua corrispondenza con un altro, ex internato, che poi ha scritto un bellissimo documentario sulla sua conoscenza e sull''amicizia con Primo. 
A proposito di poesia, voglio dire che il dolore, porta in un animo nobile a rifugiarsi dentro se stesso, ed è solo la poesia che ti regala un po di sollievo.
In "Se questo è un uomo" c'è una pagina che ho già citato qui, nella quale ricordare e verbalizzare una parte un pezzo, che non mi ricordo più cosa, fa sentire il peso del pentolone del rancio più leggero. Quando arrivo a quelle pagine le posterò.
Io sono arrivata a pag.80 "Il lavoro". Non ho commenti da fare, non ho parole, ricordo molto bene la prima lettura che feci, minimo cinquanta anni fa.
Andiamo avanti. Miriam, è terribile, lo so.
 

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30/01/2022 19:45 #57470 da Giami23
Risposta da Giami23 al topic "Se questo è un uomo" di Primo Levi
Io mi sto innamorando della sensibilità di questo autore e del suo saper usare la delicatezza nel descrivere situazioni lì dove essa non esiste, semmai solo crudeltà e strazio.
Leggo a piccole dosi un po' perché voglio che ogni sua parola mi navighi dentro e si imprima nell'anima, un po' perché la sua scrittura riesce ad assorbirti come se ti catapultasse fisicamente nei suoi ricordi e tu vedi lo stesso e avverti ogni sentimento di paura, smarrimento, sofferenza, rabbia...
Ed è così che deve sentirsi chi legge per avere una idea, seppur lontana, della realtà dei fatti e poter conoscere e accogliere ciò che ha da raccontare e poi ricordare e ricordare ancora 
Sicuramente leggerò tutti i suoi scritti, comprese le poesie, grazie per i suggerimenti!
​​​​​​Aspetto altri vostri commenti :)
Grazie a chi condivide con me questa lettura... non dico altro 

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30/01/2022 19:50 #57471 da silviArki
Risposta da silviArki al topic "Se questo è un uomo" di Primo Levi
Mi permetto di inserirmi un attimo anche se ho letto il libro parecchio tempo fa insieme a la tregua. Di Primo Levi, e di altri sopravvissuti ai campi di concentramento, mi ha impressionato sempre un pensiero
perché io sono sopravvissuto ed altri no?

"Leggendo non cerchiamo idee nuove, ma pensieri già da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma"

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30/01/2022 19:56 #57473 da silviArki
Risposta da silviArki al topic "Se questo è un uomo" di Primo Levi
Mi è rimasto il senso di colpa, la colpa di chi è rimasto ma non per raccontare ma per avere una vita non vita. Ho letto recentemente un libro di Valter Veltroni, a memoria il titolo era "tana libera tutti", su un'altra testimonianza di un sopravvissuto. Soltanto che Levi era un adulto mentre l'altro un bambino, che per tuta la vita si è posto lo stesso quesito " perché io sono ancora vivo" e non ha raccontato la sua esperienza per molto tempo finché non è stato spinto a farlo in seguito ad un incontro.....

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30/01/2022 20:29 #57475 da Giami23
Risposta da Giami23 al topic "Se questo è un uomo" di Primo Levi
Poni una questione molto interessante.
Credo che tutti i quelli scampati alle persecuzioni e ai Lager si siano fatti la stessa domanda e per ognuno di loro non c'è risposta.
In molti non sono riusciti a sopportare questo assurdo ma comprensibile senso di colpa, né il fardello dei ricordi e il dolore di aver perso tutti i propri cari e anche se stessi, motivo per il quale alcuni dei sopravvissuti si sono tolti la vita.

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30/01/2022 20:31 #57476 da Alice84
Risposta da Alice84 al topic "Se questo è un uomo" di Primo Levi
Inizierò il libro questa settimana,
volevo indicarvi una riflessione molto bella che può essere spunto x leggere "se questo è un uomo" non solo soffermandosi agli avvenimenti storici ma cercando di comprendere un'altra dimensione: il doloreVi consiglio " l'esperienza del dolore in primo levi- commentata da Marco Belpoliti"
 
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30/01/2022 21:32 - 30/01/2022 22:15 #57479 da Graziella
Risposta da Graziella al topic "Se questo è un uomo" di Primo Levi

silviArki post=57471 userid=6944Mi permetto di inserirmi un attimo anche se ho letto il libro parecchio tempo fa insieme a la tregua. Di Primo Levi, e di altri sopravvissuti ai campi di concentramento, mi ha impressionato sempre un pensiero
perché io sono sopravvissuto ed altri no?

Già, il pensiero viene a tutti quelli che sono sopravvissuti, loro hanno un senso di colpa enorme che si portano dentro, loro sanno che sono tali perché non solo hanno avuto fortuna ma anche perché al loro posto sono morti altri, più deboli, più fragili. Questo crea angoscia. Bisognerebbe parlare con la Liliana Segre, una sopravvissuta che tutti voi conoscete, ella ora è Senatrice a vita: Mio figlio mi dice che lei è riuscita a farcela perché aveva 14 anni e l'hanno messa nella fabbrica delle munizioni. Inoltre è partita mi pare nel 1944. Il padre non ce l'ha fatta ovviamente. Una domanda da fare non facile, ma si potrebbe tentare.
La cosa strana è che Levi è stato deportato più o meno nello stesso periodo di Liliana, cioè lo imbarcarono il 20 febbraio 1944, la Liliana aveva 14 anni e parti dal binario 21 il 30 gennaio 1944. Questo è quello che si racconta. Arrivo a Auwschwitz - Birkenau e lavorò alla fabbrica di munizioni come ho scritto sopra. La sua matricola era 75190. Quella di Levi 174517. 
Sappiamo da Levi che le matricole alte indicavano gli ultimi arrivati e quindi i più ingenui e facili da derubare. Fra la matricola di Liliana Segre e quella di Levi corrono 100 mila numeri. Come mai, in soli 20 giorni questa differenza?
Altra domanda. La Segre dice di aver partecipato alla marcia della morte, quella verso la Germania. Quella stessa marcia alla quale Levi, alla fine del libro "Se questo è un uomo" dice di non aver potuto partecipare perché aveva il tifo e di tedeschi lo diedero comunque per spacciato.
Come mai Liliana Segre venne liberata il 1 maggio 1945 dall'armata Rossa, ed era nel campo Malchow, un sotto campo femminile di Ravensbruck che io conosco bene? 
Come potete vedere non in tutti i racconti dei sopravvissuti c'è la stessa onestà narrativa che ci fu nei libri di Primo Levi.
La Liliana Segre si decise molto tardi, non più di dieci anni fa, ad andare nelle scuole di Milano a raccontare. 
Io ho conosciuto personalmente e l'ho  sentito narrare Shlomo Venezia, ora morto da poco, uno che non voleva raccontare e lo ha fatto facendosi violenza, lui faceva  parte dell'unità speciale ad Auschwitz, bruciava i cadaveri dopo averli spogliati e prelevati dalle camere a gas. Vi immaginate quello che ci disse quella sera, qui a Milano, presso il CDEC? Ce li aveva eccome i sensi di colpa. Era stato in psico terapia per anni. 

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Ultima Modifica 30/01/2022 22:15 da Graziella. Motivo: Ho aggiunto una parte.
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