silviArki post=57471 userid=6944Mi permetto di inserirmi un attimo anche se ho letto il libro parecchio tempo fa insieme a la tregua. Di Primo Levi, e di altri sopravvissuti ai campi di concentramento, mi ha impressionato sempre un pensiero
perché io sono sopravvissuto ed altri no?
Già, il pensiero viene a tutti quelli che sono sopravvissuti, loro hanno un senso di colpa enorme che si portano dentro, loro sanno che sono tali perché non solo hanno avuto fortuna ma anche perché al loro posto sono morti altri, più deboli, più fragili. Questo crea angoscia. Bisognerebbe parlare con la Liliana Segre, una sopravvissuta che tutti voi conoscete, ella ora è Senatrice a vita: Mio figlio mi dice che lei è riuscita a farcela perché aveva 14 anni e l'hanno messa nella fabbrica delle munizioni. Inoltre è partita mi pare nel 1944. Il padre non ce l'ha fatta ovviamente. Una domanda da fare non facile, ma si potrebbe tentare.
La cosa strana è che Levi è stato deportato più o meno nello stesso periodo di Liliana, cioè lo imbarcarono il 20 febbraio 1944, la Liliana aveva 14 anni e parti dal binario 21 il 30 gennaio 1944. Questo è quello che si racconta. Arrivo a Auwschwitz - Birkenau e lavorò alla fabbrica di munizioni come ho scritto sopra. La sua matricola era
75190. Quella di Levi 174517.
Sappiamo da Levi che le matricole alte indicavano gli ultimi arrivati e quindi i più ingenui e facili da derubare. Fra la matricola di Liliana Segre e quella di Levi corrono 100 mila numeri. Come mai, in soli 20 giorni questa differenza?
Altra domanda. La Segre dice di aver partecipato alla marcia della morte, quella verso la Germania. Quella stessa marcia alla quale Levi, alla fine del libro "Se questo è un uomo" dice di non aver potuto partecipare perché aveva il tifo e di tedeschi lo diedero comunque per spacciato.
Come mai Liliana Segre venne liberata il 1 maggio 1945 dall'armata Rossa, ed era nel campo Malchow, un sotto campo femminile di Ravensbruck che io conosco bene?
Come potete vedere non in tutti i racconti dei sopravvissuti c'è la stessa onestà narrativa che ci fu nei libri di Primo Levi.
La Liliana Segre si decise molto tardi, non più di dieci anni fa, ad andare nelle scuole di Milano a raccontare.
Io ho conosciuto personalmente e l'ho sentito narrare Shlomo Venezia, ora morto da poco, uno che non voleva raccontare e lo ha fatto facendosi violenza, lui faceva parte dell'unità speciale ad Auschwitz, bruciava i cadaveri dopo averli spogliati e prelevati dalle camere a gas. Vi immaginate quello che ci disse quella sera, qui a Milano, presso il CDEC? Ce li aveva eccome i sensi di colpa. Era stato in psico terapia per anni.