Mi viene difficile commentare questo libro, non trovo le parole, dentro di me c'è soltanto silenzio.. eppure mi ha lasciato moltissimo, tante riflessioni e la sensazione di essere una merda.
Scusate il vocabolo ma è quello che mi sono sentita per tutte le volte che mi sono lamentata di cose che quegli uomini hanno patito mille volte più di me.
Un esempio stupido ma scatenante è stato il freddo. Mi lamentavo del freddo, nonostante io viva in Sicilia, un attimo prima di leggere il capitolo 13. Dopo ho dovuto chiudere il libro per forza.
Ho amato profondamente la scrittura poetica e delicata di quest’uomo, nonostante di delicato, nel libro, non ci sia nulla, per cui sono molto curiosa di leggere le sue poesie.
Ho segnato molte frasi, molti passaggi, ma la mia preferita, quella che mi ha fatto tremare è questa: “
Oh poter piangere! Oh poter affrontare il vento come un tempo facevamo, da pari a pari, e non come qui, come vermi vuoto di anima!”
Anche le lacrime sono state tolte a questi uomini.
Ho avuto modo anche di riflettere sul termine
annientamento, che trovo terribile. Vi riporto delle frasi molto intense del capitolo due:
- Allora per la prima volta ci siamo accorti che la nostra lingua manca di parole per esprimere questa offesa, la demolizione di un uomo.
- Nulla è più nostro: ci hanno tolto gli abiti, le scarpe, anche i capelli; se parleremo non ci ascolteranno, e se ci ascoltassero, non ci capirebbero. Ci toglieranno anche il nome: e se vorremmo conservarlo, dovremo trovare in noi la forza di farlo, di fare sí che dietro al nome, qualcosa ancora di noi, di noi quali eravamo, rimanga.
- Si immagini ora un uomo a cui, insieme con le persone amate, vengano tolti la sua casa, le sue abitudini, i suoi abiti, tutto infine, letteralmente tutto quanto possiede: sarà un uomo vuoto, ridotto a sofferenza e bisogno, dimentico di dignità e discernimento, poiché accade facilmente, a chi ha perso tutto, di perdere se stesso; tale quindi, che si potrà a cuor leggero decidere della sua vita o morte al di fuori di ogni senso di affinità umana; nel caso più fortunato, in base ad un puro giudizio di utilità. Si comprenderà allora il duplice significato del termine <<Campo di annientamento>>.
Altri concetti che mi hanno colpito sono il “non cercare di capire” di cui Levi si serve per sopravvivere:
la nostra saggezza era il <<non cercare di capire>>, non rappresentarsi il futuro, non tormentarsi sul come e sul quando tutto sarebbe finito: non porre e non porsi domande.
Oppure mi ha colpito molto la figura del “civile” Lorenzo. La parte storica dei civili mi manca quindi vorrei saperne di più.
E ancora, mi ha colpito verso la fine, quando ormai nel campo sono rimasti soltanto quelli del Ka-Be e anche fra di loro sono costretti a decidere chi deve e chi non deve mangiare. Mi sono chiesta come sia possibile non aiutare qualcuno nelle tue stesse condizioni, e poi, tornando indietro e rileggendo le frasi sottolineate leggo questo: “
qui la lotta per sopravvivere è senza remissione, perché ognuno è disperatamente ferocemente solo”.
Ricordo che ai tempi della scuola questo argomento mi colpiva moltissimo, al punto da tormentarmici giorno e notte, fino a che il programma scolastico non imponeva di andare avanti e quindi per forza di cose il tema Shoah andava dissolvendosi. Eppure ad eccezione del materiale che forniva la scuola (poesie, estratti di libri, documentari) non ho mai voluto leggere libri, vedere film.. me lo imponevo. Non perché non volessi approfondire ma perché avevo paura del dolore. E avevo ragione! Ma adesso sono abbastanza grande da riuscire a sopportarlo e dominarlo, e questo dolore di cui avevo una paura folle adesso è servito come ulteriore presa di coscienza.
Non so se riesco a esprimermi bene, più semplicemente posso dire che il dolore di cui avevo paura, adesso mi sta facendo bene, ed è sbocciato in me il desiderio di ripercorrere tutta quella parte di storia, dall'inizio alla fine, perché mi sento in dovere di ricordare e di far ricordare. Quindi se c’è un percorso di lettura da fare, lo farei volentieri.
Aggiungo che la mia edizione è un'edizione scolastica e alla fine c'è un'appendice in cui Primo Levi risponde personalmente alle domande che gli venivano poste più frequentemente.
Riporterò in un altro post i pensieri che per me sono stati più significativi.