Sono stata un'ora per rispondere a tutti i commenti e mi si è cancellato tutto all'ultimo!!! Sento la disperazione di George..
Parto da qui. Secondo me l'azione finale è il frutto della disperazione.
In quel momento non ha più nessuna speranza di gioia nella vita, capisce subito come sarà il finale e lo realizza. Penso che l'autore non volesse farci discutere sulla correttezza del suo atto, quanto su questo senso di disperazione assoluta che ci svuota. George si arrende, non cerca di salvare Lennie perché sa che la sua vita sarà uno schifo e che non potrà dargli quello che sognava, non potrà occuparsi per sempre di lui. Infatti alla fine è morto dentro: è pacato, non è arrabbiato, sembra infinitamente stanco, ha perso ogni speranza. Marialuisa anch'io mi aspettavo un suicidio.
Per quanto riguarda il cane, credo che la sensazione di disagio sia universale e nessuno di noi sarebbe stato a guardare, però all'epoca un animale era utilità, non si teneva una volta vecchio e malconcio, figuriamoci curarlo, per cui era strano il rapporto tra l'uomo e il cane per quell'epoca. Così come era strano il rapporto di amicizia tra George e Lennie e questo volersi prendere cura di un ritardato. L'ultima frase è
"Che cribbio hanno secondo voi quei due?" cioè, non comprendono la sofferenza per la morte di quel ragazzone scemo. è questo il punto secondo me: l'emarginazione. E non solo per gli anziani, in generale per chi non riesce in qualche modo a star dietro alla società.
Anche se,
Guido, capisco benissimo tuo nonno. L'altro giorno ho avuto bisogno di internet per noleggiare una bici e per vedere il menù di un ristorante, e a parte la seccatura di stare sempre col telefono davanti agli occhi ho pensato subito: ma un anziano come fa?!
mulaky, in merito ai manicomi c'è una miniserie che si chiama "C'era una volta nella città dei matti [Gorizia
]" che parla di com'erano i manicomi e dei cambiamento fatti da Basaglia.
Mi aggiungo alla schiera di quelli che vorrebbero leggere Furore