Ultimamente ho iniziato ma non finito Complicazioni di Isaac Adamson: un noir ambientato a Praga, belle le atmosfere nelle quali l’autore si perde…e non si ritrova. Ho lasciato lui e il suo protagonista là, ho preso il primo aereo e me ne sono tornata a casa. Ho fatto scalo a Roma e mi sono messa a correre dietro a quattro vecchietti molto più giovani di me con in mente una missione strampalata. (Marco Marsullo, L’audace colpo dei quattro di rete maria che sfuggirono alle miserabili monache) Un libro da piscina, o da terrazzo, in un pomeriggio di calura estiva, da leggere in canotta con tè ghiacciato e silenzio…fa ridere un bel po’ e ogni tanto ci vuole.
Ecco invece che il giorno dopo mi sono ritrovata a Parigi, inverno. Il romanzo è Il gatto di Simenon, e su questo dico un po’ di più di due parole. Anche in questo caso i protagonisti sono due persone di oltre settant’anni, marito e moglie. Non si parlano, non si guardano, comunicano ogni tanto attraverso dei bigliettini, tra loro è successo qualcosa, qualche tempo prima. Tu sei lì, nel loro salotto, in un silenzio spettrale carico di cose non dette, di ripicche, di recriminazioni, di odio e anche di affetto, perché dire amore è troppo, ma affetto sì. Un affetto fatto di gesti precisi, quotidiani e per il protagonisti molto rassicuranti, vedi il balletto, sì, un balletto vero e proprio, delle loro vite che devono continuare senza toccarsi, ma assolutamente senza perdersi di vista. Li guardi intorno al loro tavolo della cucina mentre ognuno si prepara il pranzo con le proprie cose chiuse a chiave in credenze separate, misurando e adeguando ogni gesto a quello dell’altro…difficile rendere l’idea di questo strano matrimonio in tarda età, ci riesce da maestro Simenon. Quello che mi è piaciuto molto, oltre allo stile e ai modi che adoro, è il rumore assordante dei loro silenzi, la compagnia rassicurante delle loro solitudini, l’affetto reciproco per l’odio che provano l’uno per l’altra. Esistono matrimoni peggiori, comunque.