@ Vittorio, mi fa veramente spiacere che un lettore ecclettico come te abbia amato questo romanzo, e torno a dirlo paragonando un buon romanzo ben scritto ad un'opera musicale. E' vero che nella musica ascoltiamo di tutto, ma è anche vero che quando ascolti Mhaler ti accorgi di quanta è la differenza fra ciò e una canzone.
Tornando a Isabel e al nostro romanzo, è incredibile, ieri sera, prima di andare a letto, pensavo ancora a Isabel, e al suo inventore. Devo forse fare un po' di revisionismo, rispetto ai miei stessi pareri.
Isabel è si un'eroina, non alla Tolstoj non alla Flaubert, ma un eroina più "borghese" meno "ribelle", più americana, meno francese e soprattutto niente russa.
Si sposa perché lo ritiene giusto, pensa di essere innamorata senza esserlo, tace in silenzio fino a quando confessa tutto al cugino morente, e poi ritorna a Roma dal marito, spaventata soprattutto dal contatto fisico col rude americano che l'abbraccia sotto l'albero nel giardino della casa del cugino. Mentre lui l'abbraccia lei sente il corpo di lui così robusto e duro come se lo era immaginato. Fugge, non c'è passione in lei, ma coraggio, tutto americano, secondo me, per mantenere fede alla parola data a stessa e la marito.
E' proprio un bel romanzo, non c'è che dire.
Forse dopo averlo letto siamo un po' cambiati, chi lo sa? Io come donna ieri mi sono dovuta confrontare con Isabel, e ti dirò, alla fine, molte di noi in passato, pur non essendo frigide, hanno preferito restare legate a un matrimonio, per via dell'impegno preso. Certo noi donne oggi siamo più portate a pensarla come l'Isabel dell'inizio libro: meglio la libertà e i viaggi, poi però chissà perché ci andiamo a mettere in situazioni dalle quali è difficile uscire.
Grazie per la lettura e il commento condiviso, quando uscirai dalla catena di Pennac e degli altri due di cui non mi ricordo più il nome, vale a dire a novembre, chissà forse riusciremo a mettere insieme magari qualche altra lettura altrettanto avvincente.
Ciao:ohmy: