A me Citati piace tantissimo U.U. E questo articolo non fa eccezione, penso sia un´analisi molto ben fatta.
Inoltre rispecchia molte delle sensazioni/interpretazioni che ho già riportato:
Novel, per me Isabel all´inizio è proprio così:
Tutti i personaggi sono incantati dall’ardore vitale di Isabel: dall’amore incontenibile che nutre per il mondo: dalla curiosità, dal desiderio, dalla brama di conoscenza e di esperienze: dal dono di imbeversi nelle anime e nelle cose; dalla mobile sinuosità di una mente, che sembra non conoscere limiti. Desidera essere libera: felice ogni istante, abolendo la sofferenza. Nessuno ha l’immaginazione più pronta nell’inventare fantasie e teorie e sogni eroici, ai quali talvolta nulla di reale corrisponde. Se rifiuta la proposta di matrimonio di Lord Warburton, che pure le piace moltissimo, è perché le sembra di limitare la sua esplorazione della vita. Chiede sempre troppo: non può rinunciare a niente; o, per meglio dire, questo ardore appassionato la spinge a non accettare niente, a volere sempre di più di quello che gli uomini e il mondo le offrono. Come ogni eroina romantica, rifiuta tutti i calcoli, le recite, le previsioni: addirittura la forma, sebbene la sua grazia naturale la faccia diventare maestra di ogni eleganza.
Mentre nella seconda parte è così: Ora è giù, a terra, con le ali spezzate, per sempre incapace di volare. Se era stata incostante, errabonda e capricciosa, ora vive prigioniera delle convenzioni, delle ferree convenzioni, che applica con uno stile impeccabile. Se aveva rifiutato il dolore, ora la sua esistenza non è che umiliazione, sofferenza, soffocazione. [..] Se aveva contemplato il mondo con grandi occhi aperti, riempiendolo del loro splendore, ora lo osserva di nascosto, come una spia. Se era stata soavemente quieta, ora è inquieta, esageratamente attiva, sarcastica, indifferente a tutto quel che fa. Il marito l’ha ferita nel profondo, sottraendole la sua forza di metamorfosi, che le permetteva di cambiar vita, pensieri, sentimenti.
"Il solo mezzo di sopportare l'esistenza è di stordirsi di letteratura" Gustave Flaubert