Anch’io finalmente approdo al V capitolo attratto dal desiderio di scoprire l’idea di Arkadji e leggendone ora il contenuto mi appare un po’ chiara la sua vicenda umana. Apprezzo moltissimo le parole di Nautilus con le quali offre un punto di vista pienamente condivisibile e non avrei forse saputo dirlo con parole più chiare come le sue.
Credo che Arkadji viva una profonda sofferenza, un patimento d’animo per l’abbandono subito negli affetti e che gli ha inflitto profonde ferite con conseguenze traumatiche nella costruzione del legame familiare.
È una esperienza drammatica che molti adolescenti vivono quando si sentono strappati agli affetti. Anch’io da giovane ne porto i segni con la perdita del padre e del distacco emotivo che ne è seguito con la famiglia alla quale mi sono riannodato solo più tardi per cui mi rivedo in lui, in quel ragazzo inizialmente pieno di incertezze e di paure, perso, e che a un certo punto reagisce coltivando un’idea che gli offre uno scopo, una meta da raggiungere, un motivo per non smarrirsi nel dolore.
Certo è forte l’idea di Arkadji, decisamente audace ai miei occhi, un’idea che lo spinge persino alla solitudine, a estraniarsi dal mondo che lo circonda e che vive, un obiettivo questo che appare non tanto una scelta dettata dal rifiuto di intrattenere rapporti sociali, infatti egli rifugge da quell’appellativo di misantropo che gli si potrebbe cucire addosso, quanto piuttosto penso sia una scelta funzionale allo scopo, di perseguire tenacemente e senza distrazioni la propria idea. E pur di mantenere fede a questa idea, questa conquista di forza, rinuncerebbe persino alle sue ricchezze una volta acquisite.
È una forza d’animo travolgente che per certi versi invidio. Avessi avuto Io a quell’età la determinazione e il coraggio di mantenere fede al proprio ideale, credo che il corso della vita avrebbe sicuramente preso altre direzioni. Ma questa è un’altra storia.
Continuo la lettura curioso di sapere quali pieghe prenderanno le vicende.