Sono d'accordo con le vostre riflessioni. Sono in linea con le mie.
Io ho cambiato casa quando avevo diciassette anni ma mi sono spostato da un quartiere di Firenze che è abbastanza "paesino" come logica (tutti sapevano tutto di tutti, ci vedevamo tipicamente in parrocchia o al bar, entrambi nella piazza della Chiesa e gli amici erano tutti vicini e raggiungibili in circa quindici minuti), a un paese della provincia di Firenze di circa 50.000 abitanti. Quindi, al netto delle nuove amicizie e di un posto più bello e vicino alla natura rispetto al precedente, la vita "caotica" della città non l'ho mai vissuta veramente.
Anche se ovviamente essendo a meno di 10 Km da Firenze ho potuto organizzarmi sempre al meglio per fare tutto quello che volevo fare e avere a portata di mano tutti gli stimoli che una città sa darti rispetto ad un paesino sperduto di montagna
L'ho trovato un ottimo compromesso (e infatti poi ci sono rimasto
) e devo dire che il giusto mix tra stimoli e attività e natura mi è congeniale.
Certo, durante i miei viaggi, sono rimasto enormemente affascinato dalla vita del contadino islandese, del pastore irlandese o del cittadino del mondo di New York ad esempio ma ogni volta che ho affrontato un viaggio, alla fine ho pensato che non avrei fatto a cambio, per tutta una serie di ragioni.
Quindi, per rispondere alla mia stessa domanda, credo che per un bambino/adolescente che si forma nel carattere, il contesto in cui vive influisca ma che ci sia del buono in ciascun contesto, seppur preferirei un contesto "via di mezzo", come è stato dai miei diciassette anni in poi...
Emily ha passato gran parte della sua vita con la sua fantasia, alimentata da....quel che vedeva fuori dalla finestra, ovvero la brughiera e nient'altro, e secondo me riesce a riprodurre bene in questo libro l'ambietazione a lei tanto cara.
Assolutamente! Per adesso (sono all'ottavo capitolo), dovendo tralasciare i personaggi quasi tutti sgradevoli, apprezzo sicuramente la ricostruzione dell'ambientazione.