Io sono a un terzo del libro.
Vorrei intervenire anzitutto sul punto dell' amore tossico, specialmente alla luce dei commenti di Beatrice (che raramente ho visto così appassionata nella difesa di un libro

).
Concordo con la sua impostazione generale e non ritengo che l'autrice abbia voluto scrivere una meravigliosa storia d'amore. Semmai mi sembra che il punto di vista dell'autrice o comunque della "ragione" sia espresso dalla figura di Nelly, che assolve a un compito stile coro nelle tragedie greche. (Ma forse sono troppo indietro per dare un giudizio del genere su di lei).
Come sostengo frequentemente, le formule dell'amore "tossico" e delle relazioni "disfunzionali" sono semplificazioni che riducono o addirittura cancellano le possibilità di analisi dei comportamenti umani. Utilizzando queste formule, eliminiamo dall'essere umano ciò che più gli è proprio e cioè le passioni travolgenti o "totalizzanti". Per dirla con Dostoevskij, se togli questo dall'essere umano rimane una macchina, governata dalla pura Ragione.
Da questo punto di vista mi piace il personaggio di Catherine perché, nelle sue contraddizioni, arrabbiature, emozioni, traumi (come ha detto Rosymfl) ecc., è un personaggio vero; antipatico, arrogante, cattivo perfino forse, ma comunque vero.
Non so se sono d'accordo con Beatrice, quando dice che Catherine ha scelto di sposarsi sulla base di un calcolo ragionevole. In quella scelta secondo me si vede proprio il carattere eccessivo o "tossico" (Dio mi fulmini per aver utilizzato questa espressione) del suo sentimento. Lei fa una scelta non solo per il proprio bene, ma anche per quello che lei decide unilateralmente essere il bene di Heathcliff. Questa non è una scelta ragionevole, ma semmai dettata da un’eccessiva passione o dall’incapacità di gestirla.
Aggiungo che il famoso discorso "Io sono Heathcliff", che prima di leggere il libro mi è capitato di leggere in estratti come paradigma della dichiarazione d'amore, mi sembra proprio il tipico approccio sbagliato che consiste nel riunire due persone in una sola, piuttosto che riconoscere l’autonomia di entrambe. Molte violenze e femminicidi si basano su questo presupposto (cito tra tanti i messaggi scambiati da Turetta e Cecchettin).
Concludo il mio ragionamento apparentemente contraddittorio, dicendo che il romanzo mostra sentimenti e comportamenti “sbagliati”, ma da ciò non discende una diminuzione del suo valore, perché questi sono tipici degli esseri umani e in certa misura probabilmente eterni.
Poi se devo dare un giudizio (parziale ancora) sul libro, non mi entusiasma particolarmente. Mi sembra essenzialmente monotematico e non lo metterei al livello dei classici ottocenteschi.