Per me questo è un concetto acquisito, quello che è da capire è:
Nel momento in cui siamo noi a creare coscienze (carne o silicio poco cambia), poi in che grado ne siamo responsabili?
Se e quando questo accadrà, credo che avverrà in maniera piuttosto drammatica e conflittuale, molto simile a blade runner o ad Ex machina.
Creeremo dei soggetti che in un primo momento saranno trattati da schiavi e in un secondo momento si ribelleranno.
Nella storia questo processo l'abbiamo tristemente gia vissuto.
Non me ne preoccuperei troppo. Non siamo ancora in grado di dire con certezza che cosa sia la coscienza, figuriamoci di ricrearla. Gli impatti dell’intelligenza artificiale rischiano di essere profondi sull’intera società anche senza che emerga alcuna forma di coscienza. Se questi cambiamenti non saranno ben governati, potrebbero produrre forti tensioni sociali.In
Klara e il Sole sono descritti alcuni effetti dell’avanzamento tecnologico. Per esempio, la perdita del lavoro del padre e l’effetto devastante sulla società dei cambiamenti nel mondo del lavoro. La macchina che potrebbe sostituirmi nel mio lavoro non ha necessariamente bisogno di una coscienza. E dubito che ne avranno una coloro che potrebbero decidere che una macchina possa sostituirmi.
Ammesso che sia possibile creare una coscienza artificiale, la società in cui questo avverrà sarà molto diversa da quella attuale e forse anche più predisposta ad accettare una coscienza “aliena”, nel senso di artificiale. Una coscienza o un’intelligenza aliena non dovrebbe necessariamente assumere forme antropomorfe; anzi, credo che difficilmente lo farebbe.Se proprio devo immaginare una distopia popolata da intelligenze aliene, penso a qualcosa di molto diverso dai robot umanoidi: intelligenze talmente sofisticate da riuscire a non farsi neppure individuare da noi e, soprattutto, capaci di manipolarci. E ogni volta che vedo qualcuno sui mezzi pubblici allenare le dita nell’infinito scrolling di TikTok penso che, in una certa misura, qualcosa del genere stia già accadendo.
Mi immagino piuttosto uno scenario alla
Matrix, nel quale gli esseri umani sono inseriti in un sistema in cui apparentemente tutti i loro bisogni vengono soddisfatti. Oppure qualcosa di simile a
Il mondo nuovo di Huxley, governato magari con l’aiuto di intelligenze artificiali, dove attraverso la manipolazione biologica vengono create diverse classi sociali e ciascuna viene condizionata ad avere bisogni compatibili con il proprio ruolo, così da sentirsi soddisfatta della propria posizione.
La distopia che mi sembra più plausibile non è quella in cui un’intelligenza artificiale ci dichiara guerra, ma quella in cui riesce a costruire un sistema dal quale non abbiamo alcuna particolare voglia di uscire.
Tornando a
Klara e il Sole, una mia chiave di lettura è che il romanzo sia complementare a
Quel che resta del giorno. Ishiguro esplora il vivere al servizio di qualcun altro da un altro punto di vista. Klara sviluppa una forma di “coscienza” in modo imprevisto, e proprio questo rende drammatico tutto il romanzo.