Mi aggiugo alla lettura, sebbene un po' in extremis, ma come ho scritto altrove per me l'estate è una stagione troppo impegnata per permettermi di leggere con regolarità. Comunque sto concludendo la "Parte seconda".
Tuttavia sto apprezzando moltissimo la lettura non solo del romanzo, ma anche della chat!
Mi permetto, nel mio piccolo, di aggiungere alla complessa questione epistemologica sul concetto di Coscienza, che ci vorrebbe un corso universitario per delineare davvero per bene, un tassello che non so se può essere rilevante o interessante.
A prescindere dalle scelte religiose dell'autore,
quanto influisce la sovrastruttura culturale shintoista del Giappone nel concetto di Coscienza di un AI?
Lo spirito che per lo shintoismo risiede nella natura (nei monti, nei fiumi, nelle foglie...), risiede anche in alcuni oggetti considerati rituali, o antichi, o che si riempiono di significati personali (un libro appartenuto a mia nonna, un oggetto regalatomi da un vecchio amore...). Questo spirito è una sorta di "anima" che vive all'interno di quell'oggetto, o di quell'albero. L'albero sente il fuoco che lo divora, la foglia che ne viene staccata. Lo sente a modo suo, un modo che magari noi non concepiamo, ma lo sente, quindi ne ha coscienza. Ma se lo spirito risiede anche nella tazzina appartenuta al mio vecchio amore, se io frantumo la tazzina quell'oggetto ha avuto coscienza di essere stata distrutta da me... Infatti, in senso inverso, è molto famosa la tradizione giapponese del kintsugi, cioè della riparazione con filamenti d'oro di oggetti considerati importanti, come vasi o altro, che tornano a nuova vita grazie alle cure della persona che li ha riparati.
Penso che questa concezione shintoista tipica del Giappone abbia condizionato molto l'idea di un robot umanoide come Klara, che possa avere una coscienza simile a quella che è insita nel concetto di anima per uomini e animali e di linfa per gli alberi.
Un'altra cosa che voglio riportare, invece, è un gioco che mi piace fare sempre con i miei studenti quando incontriamo il personaggio della fata Morgana nell'
Orlando furioso di Ludovico Ariosto.
Giochiamo con l'AI di turno a cercare informazioni finché non appare chiaro che l'AI sia entrata in un'allucinazione digitale (fatamorgana digitale, fenomeno che prende il nome dal fenomeno ottico che a sua volta prende il nome dai poteri magici di Morgana).
Ad esempio una volta abbiamo chiesto di spiegarci come mai una statua si trovasse una determinata piazza della città e l'AI ha cominciato a trovare spiegazioni e a fare citazioni di eventi e inaugurazioni, quando invece quella statua in città nemmeno esiste davvero!
Ci divertiamo così... ma lavoriamo sui rischi che si possono generare se diamo per scontato che quello che l'AI ci dice è oro colato...