EmilyJane ha scritto: Dopo questa bocciatura credo che non solo non saremo più amici, non solo non ti consiglierò mai più alcun libro ma, per ripicca, non leggerò mai Oblomov!!!
Ahahahah! 
Ma non era una bocciatura: alla fine ho dato la sufficienza ...
Tu dici bene: lo sfondo sociale influisce sia sulla vita di Lois, sia su quella di Bill. Però né l'una né l'altro c'entrano con la cosiddetta banda, se non per il fatto di essere sorella di Ben e padre di Doug.
Ma siccome il mondo degli adolescenti è spesso assorbito dai loro particolari interessi, penso che la descrizione di un gruppo di ragazzi poco attenti ai problemi sociali che li circondano sia comunque realistica.
Ecco perché quello sfondo così carico di ricordi mi è sembrato soddisfacesse più un inconscio desiderio di rievocare un passato autobiografico, che un'esigenza letteraria.
Non solo: io ci ho visto anche una sorta di "imitazione". Perché leggendo il libro ho pensato subito a
Febbre a 90 di Nick Hornby. Anche quello, guarda caso, potrebbe essere definito un libro “divertente, pungente", e forse anche "teneramente romantico…”

. Ed essendo anche dichiaratamente autobiografico, si riallaccia in gran parte proprio a quegli stessi anni Settanta. Ma nel libro di Hornby quel passato non è semplicemente
rievocato, ma
rivive nel vero senso della parola, perché è tutt'uno col personaggio. E allora lì davvero ti trovi a "percorrere" le stesse strade del protagonista, a "vedere" gli stessi luoghi, a "sentire" le stesse canzoni, a "condividere" le stesse sensazioni.
Magari ora penserai che il mio giudizio sia influenzato dal fatto che con Hornby ho in comune la passione calcistica: vero. Però è vero anche che come Coe - o Benjamin Trotter - ho avuto anch'io una cotta per una Cicely: perché allora non mi hanno fatto lo stesso effetto?
In ogni caso, uno spiraglio per
Il Circolo chiuso lo terrò ancora aperto ...