Il mio libro di oggi è "Raggi di luna" di Edith Wharton, a me piace tantissimo il suo stile ma devo essere preparata psicologicamente ai suoi romanzi perché i suoi finali sono sempre #maiunagioia. Questo romanzo, invece, potrebbe essere uno dei pochissimi con un finale non triste, almeno stando alle notizie trovate sulla seconda di copertina.
Susy e Nick si sono accordati per sposarsi e fare la bella vita degli sposini per un anno, fino a che ci saranno ancora i soldi dei regali di nozze e la sorte sarà positiva. Dopo tale tempo, se uno dei due preferirà essere libero, l'altro dovrà accordare tale libertà.
La pagina 229 è quasi alla fine del libro e si evince che lei è a Parigi mentre lui vive da un'altra parte, eppure anche Nick sta per arrivare a Parigi, non per lei (sospetta Susy) ma per vedere i suoi legali e presumibilmente chiedere il divorzio alla donna. Seguono una serie di pippe mentali di Susy che, secondo me, danno benissimo l'idea di turbamento e di ingolfamento di pensieri. Metto le prime righe di questa pagina perché per me sono le più significative:
Nick... quelle parole parlavano di Nick! Era il suo ritorno a Parigi che veniva riferito in quei termini assurdi! Si lasciò cadere sulla panca accanto al gocciolante portaombrelli, con lo sguardo fisso davanti a sé, vacuo. Era arrivata, finalmente, la mazzata che capiva di non aver mai creduto veramente possibile! E pensare che era convinta di essere preparata ad affrontarla, di aspettarla, di stare già progettando la propria vita futura in vista di essa - una vita oscura al servizio dei figli di altri -, mentre, in realtà, sotto quella sottile superficie di abnegazione e rassegnazione continuavano a covare tutte le speranze di un tempo! A che cosa servivano autodisciplina, filosofia ed esperienza, se l'anarchico io sottostante poteva consumarle in un attimo come fuscelli?
Un uomo dovrebbe essere ciò che sembra
e chi uomo non è, uomo non dovrebbe sembrare.
Otello - William Shakespeare