" Parlare al prossimo in una lingua che egli non può capire può essere malvezzo di alcuni rivoluzionari, ma non è affatto uno strumento rivoluzionario: è invece un antico artificio repressivo, noto a tutte le chiese, vizio tipico della nostra classe politica, fondamento di tutti gli imperi coloniali.
È un modo sottile di imporre il proprio rango: quando padre Cristoforo dice «Omnia munda mundis» in latino a fra Fazio che il latino non lo sa, a quest’ultimo, «al sentir quelle parole gravide d’un senso misterioso, e proferite cosi risolutamente,... parve che in quelle dovesse contenersi la soluzione di tutti i suoi dubbi.
S’acquietò, e disse: - basta! lei ne sa più di me -».
Neppure è vero che solo attraverso l’oscurità verbale si possa esprimere quell’altra oscurità di cui siamo figli, e che giace nel nostro profondo.
Non è vero che il disordine sia necessario per dipingere il disordine; non è vero che il caos della pagina scritta sia il miglior simbolo del caos ultimo a cui siamo votati; crederlo è vizio tipico del nostro secolo insicuro.
Finché viviamo, e qualunque sia la sorte che ci è toccata o che ci siamo scelta, è indubbio che saremo tanto più utili (e graditi) agli altri ed a noi stessi, e tanto più a lungo verremo ricordati, quanto migliore sarà la qualità della nostra comunicazione.
Chi non sa comunicare, o comunica male, in un codice che è solo suo o di pochi, è infelice, e spande infelicità intorno a sé.
Se comunica male deliberatamente, è un malvagio, o almeno una persona scortese, perché obbliga i suoi fruitori alla fatica, all’angoscia o alla noia.
Beninteso, perché il messaggio sia valido, essere chiari è condizione necessaria ma non sufficiente: si può essere chiari e noiosi, chiari e inutili, chiari e bugiardi, chiari e volgari, ma questi sono altri discorsi.
Se non si è chiari non c’è messaggio affatto.
Il mugolio animale è accettabile da parte degli animali, dei moribondi, dei folli e dei disperati: l’uomo sano ed intero che lo adotta è un ipocrita o uno sprovveduto, e si condanna a non avere lettori.
Il discorso fra uomini, in lingua d’uomini, è preferibile al mugolio animale, e non si vede perché debba essere meno poetico di questo.
Ma, ripeto, queste sono mie preferenze, non norme. Chi scrive è libero di scegliersi il linguaggio o il non-linguaggio che più gli si addice, e tutto può darsi: che uno scritto oscuro per il suo stesso autore sia luminoso ed aperto per chi lo legge; che uno scritto non compreso dai suoi contemporanei diventi chiaro ed illustre decenni e secoli dopo. "
Primo Levi, L’altrui mestiere: Dello scrivere oscuro, Einaudi, 1985
I libri hanno gli stessi nemici dell'uomo: il fuoco, l'umidità, il tempo e il proprio contenuto.
Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere.
Chi brucia i libri, presto o tardi arriverà a bruciare esseri umani.
La cultura non è per tutti, ma solo per chi la vuole.