images/rubrica-letteraria/kazuo-ishiguro.jpg

Il tanto atteso Premio Nobel per la letteratura 2017 è stato assegnato allo scrittore giapponese naturalizzato britannico Kazuo Ishiguro, i cui suoi lavori sono tradotti in oltre trenta lingue. L'Accademia Reale di Svezia ha assegnato il premio con la seguente motivazione: «nei suoi romanzi di grande forza emotiva ha scoperto l'abisso sottostante il nostro illusorio senso di connessione con il mondo».

Kazuo Ishiguro (o, meglio, Ishiguro Kazuo: per precisa scelta si firma col cognome preceduto dal nome), nato l'8 novembre 1954 a Nagasaki, si trasferisce con la famiglia all'età di sei anni in Gran Bretagna e viene cresciuto con un'educazione giapponese poiché i genitori, inizialmente, pensavano ad un trasferimento temporaneo. Nel 1978 si laurea in letteratura e filosofia e, dopo qualche anno, consegue un Master in Scrittura Creativa, durante il quale incontra la scrittrice Angela Carter, che lo incoraggerà a scrivere.

Nel 1982, anno in cui diventa cittadino britannico, pubblica il suo primo romanzo Un pallido orizzonte di colline, in cui una vedova giapponese narra la storia della distruzione e della riabilitazione di Nagasaki in seguito al bombardamento. Anche il suo secondo romanzo, Un artista del mondo fluttuante, è ambientato nel Giappone del secondo dopoguerra. Attraverso il racconto di un anziano pittore, che evoca atmosfere care agli intellettuali e scrittori giapponesi, l'autore rende omaggio alla sua cultura d'origine vincendo, nel 1986, il Premio Withbread.

Il suo terzo romanzo, Quel che resta del giorno (da cui è tratto l'omonimo film del regista James Ivory con Anthony Hopkins) ottiene un grande successo. Un anziano maggiordomo inglese riflette sulla sua vita e sulle simpatie che il suo datore di lavoro aveva per i fascisti. Il lavoro successivo, Non lasciarmi, è una distopia vagamente fantascientifica e anch'essa è stata oggetto di un adattamento cinematografico di Mark Romanek nel 2010.

Il suo ultimo lavoro, Il gigante sepolto, è un fantasy di ispirazione tolkeniana – non mancano gli orchi, i draghi e i giganti – ma non privo di profilo storico. 

Una delle caratteristiche dei romanzi di Kazuo Ishiguro è probabilmente la malinconia: dei personaggi, di un passato di cui si sono persi i valori, di finali che spesso non sono vere e proprie conclusioni.

Cresciuto tra due culture, da sempre scrive in lingua inglese, eppure sente forti le sue radici: Ishiguro viene considerato, all'occorrenza, scrittore giapponese o britannico.

Scalzando nomi dati per favoriti da anni (per citarne un paio, Philip Roth e Haruki Murakami), si è aggiudicato il Premio Nobel per la letteratura 2017 mettendo d'accordo sia pubblico che critica. Nella giornata di ieri l'Accademia Reale di Svezia gli ha assegnato il prestigioso premio con la seguente motivazione: «Nei suoi romanzi di grande forza emotiva ha scoperto l’abisso sottostante il nostro illusorio senso di connessione con il mondo.». L'autore ha commentato così: «Spero solo che ricevere questo grande onore, anche se nel mio piccolo, possa incoraggiare le forze del bene e della pace in questo momento».

(articolo a cura di Katya Scarvaglieri) 

Se vuoi collaborare con la Rubrica Letteraria del Club del Libro, segnalarci iniziative interessanti o semplicemente comunicare con noi, scrivici a:

Mail