Parte prima
Capitolo II
Bene, cominciamo bene, è vero, è proprio un tipetto simpatico questo Stepàn...in fondo, secondo lui, questa Dolly alias Dàrja Aleksàndrovna cosa avrebbe di cui lamentarsi?
Gli pareva perfino che ella, essendo brutta, senza nulla che la distinguesse, semplice, solo buona madre di famiglia, per senso di giustizia dovesse essere indulgente. Era accaduto proprio il contrario.[...] Lei era contenta, felice dei bambini, io non le davo noia in nulla, la lasciavo libera di occuparsi dei bambini, della casa come voleva.
E non solo l'ingrata donna dovrebbe a parere del marito essere “indulgente” in virtù della propria inadeguatezza, ma anche disponibile e accogliente verso la cognata in arrivo...
Capitolo IV
L'interazione moglie/marito/figli qui mi appare davvero in linea con l'incipit del romanzo: relazioni simulate che di autentico, mi sembra, abbiano davvero poco. Stiva nei panni del pentito sottomesso e Dolly in quelli di moglie determinata nel suo proposito mi sembrano palesemente in contraddizione con le rispettive personalità.
Capitolo IX
Dai commenti letti, mi è parso di capire che le opinioni in merito a Lévin siano discordanti, certo in relazione a Stepàn, brilla, ma ritengo che in tal caso la valutazione sia inficiata da un effetto di contrasto... per cui, per il momento, non mi esprimo ancora su questo personaggio che mi suscita emozioni contrastanti.
Capitolo X
Il pasto luculliano a base di ostriche e champagne e il cameriere tartaro che ripete l'ordinazione in francese mi hanno strappato più di un sorriso. Per cui direi che questa lettura, che tanta soggezione mi incuteva, si sta rivelando piacevole e interessante.
La mia edizione BUR con traduzione di Leone Ginzburg mi piace, è equilibrata, dopo un po', nonostante nomi, cognomi e patronimici talvolta impronunciabili, l'occhio si assuefa e si supera l'ostacolo agevolmente, grazie anche ad una scorrevolezza e ad una linearità strutturale della scrittura che non mi aspettavo...