Sostiene Pereira di Antonio Tabucchi.
E' un libro che si legge benissimo, con uno stile che sa allo stesso tempo essere leggero e profondo, ironico e critico, psicologico e poetico.
Ambientato nella Lisbona degli anni '30, durante la dittatura fascista di Salazar, narra la vicenda di Pereira, un giornalista abbastanza anonimo, che vive una vita piatta, normale, mediocre. Solitario, crede di trovare l'amicizia in un personaggio che è una specie di scheggia impazzita, un "militante" antifascista. Pian piano, Pereira prende coscienza dell'oppressione del regime. E non rivelo altro, che il finale è fondamentale.
Pagina 47 è bianca perché tra due capitoli. Quindi leggo pagina 46 (e Giorgia non dire che ho barato!):
Ma non disse niente di tutto questo. Accese un sigaro, si asciugò col tovagliolo il sudore che gli colava sulla fronte, si sbottonò il primo bottone della camicia e disse: le ragioni del cuore sono le più importanti, bisogna sempre seguire le ragioni del cuore, questo i dieci comandamenti non lo dicono, ma glielo dico io, comunque bisogna stare con gli occhi aperti, nonostante tutto, cuore, sì, sono d'accordo, ma anche occhi bene aperti, caro Monteiro Rossi, e con questo il nostro pranzo è finito, nei prossimi tre o quattro giorni non mi telefoni, le lascio tutto il tempo per riflettere e per fare una cosa per bene, ma proprio per bene, mi chiami sabato prossimo in redazione, verso mezzogiorno.
Pereira si alzò e gli tese la mano dicendogli arrivederci. Perché gli disse quelle cose mentre avrebbe voluto dirgli tutt'altro, mentre avrebbe voluto rimproverarlo, magari licenziarlo? Pereira non sa dirlo. Forse perché il ristorante era deserto, perché non aveva visto nessun letterato, perché si sentiva solo in quella città e aveva bisogno di un complice e di un amico? Forse per queste ragioni e per altre ancora che non saprebbe spiegare. E' difficile avere una convinzione precisa quando si parla delle ragioni del cuore, sostiene Pereira.