Ragazzi di vita di Pier Paolo Pasolini
Ambientato nelle borgate popolari della Roma del dopoguerra, appena costruite e già fatiscenti, narra le vicende di alcuni ragazzini cresciuti allo sbando. Quasi non hanno famiglie, non hanno valori, non hanno un’educazione, non hanno una morale né una coscienza di sé. Vivono di espedienti e piccoli crimini, cercando di sopravvivere e di godersela. Pasolini, che negli anni in cui scrisse questo libro era maestro di scuola proprio di questi ragazzini, è affascinato dalla loro spontaneità, ancora non influenzata dalla società borghese, e per primo riconosce e racconta la poesia di questo mondo di emarginati, ignorati e disprezzati dalla società per bene.
E' mattina e sti ragazzini sono in un'osteria, mezzi ubriachi:
Ma al Riccetto stava a cuore un particolare dettaglio della cosa: si mise una mano a ventaglio contro la bocca "Ce lo sai sì", confidò al Lenzetta, "ch'era vergine e c'aveva un fijio."
"Ammazzete", fece il Lenzetta diventando ancora più rosso con tutt'e due le mani tese verso di lui, "che, non lo so?"
"Che, voi ce credete a sor maè?" indagò ancora il Riccetto presso il vecchio. Il vecchio allungò la faccia, insaccandola tra le spalle: "E tu ce credi, su sto fatto, a morè?" chiese eludendo la domanda. Il Riccetto tutto soddisfatto partì: "Bisogna vede", fece, "secondo li punti de vista... come donna umana può pure esse esistita, dal punto de vista della santità e della verginità può anche esse de no... Della santità, può anche esse vero, ma della verginità! Mo hanno inventato i fatti de li fiji artificiali co le provette, ma se pure na donna fa li fiji co le provette, vergine nun ce rimane... Poi c'avemo la fede verso Cristo, verso Dio, verso tutti questi... E se te metti sul raggionamento della fede allora ce credi, alla verginità della Madonna, ma scientificamente io per me credo che non se possa dimostrà..." Guardò gli altri tutto soddisfatto, come sempre quando ripeteva questo pezzo, che aveva imparato da un giovanotto di Tiburtino e pareva in campana a prendere pure a cazzotti uno che lo venisse a contraddire.
"Me pari un reggista", fece il Lenzetta, trattenendosi a fatica dallo sbottare completamente a ridere.