Chiedo scusa per il ritardo (ops...non voleva essere un gioco di parole)
Libro 2: Chiedo Scusa di Abate e Mastrofranco
Il libro tratta di un argomento molto delicato quale la donazione degli organi ed è una storia autobiografica anche se Francesco Abate utilizza un alter ego
“La finzione è presente per rendere il racconto un po’ più accettabile, dato che la realtà aveva superato i limiti della credibilità”.
Valter si burla del mondo perché da sempre è abituato a perdere. Pensa che il mondo debba chiedergli scusa. Ma quando una malattia lo porta a un'odissea senza fine nel dolore, sente che invece è lui a dover chiedere scusa a tutti. Perché quello che credeva il suo dolore è una goccia del dolore del mondo. Una goccia dell'ingiustizia senza rimedio e spiegazione. E allora, forse, Valter può scoprire la gioia. La gioia di accettare e di vivere
L’autore descrive il suo doloroso percorso con uno stile asciutto, non privo di ironia e di leggerezza; non c’è spazio per l’autocommiserazione, neanche nei momenti di più alta tensione emotiva.
Questo libro l'ho letto molto tempo fa. Non sapevo, perché per fortuna non ho avuto queste esperienze, che quando una persona è in lista di attesa per un trapianto gli viene dato un telefono che può squillare in ogni momento.
Ecco del libro ricordo l'attesa di uno squillo e tutto ciò che da un unico squillo ne è conseguito.
I capitoli del libro sono suddivisi in 4 parti: Prima – Durante – Dopo – Molto dopo
Pag. 135 rientra nella parte relativa al “prima” (del trapianto).
“Il mio dolore si è fatto di colpo più intenso perché su quei filari di croci ho visto nitida la rappresentazione dell'inutilità della vita anche se è stata immensità per chi l'ha consumata dal primo vagito all'ultimo rantolo.
E' bastato un nulla, l'interruttore girato dall'altra parte, e con la corrente della vita se n'è andato a catafascio tutto. Ogni cosa è diventata insensata. Clic ed è calato il buio.
Come mai mi era accaduto, la morte mi ha spaventato. La morte che cancella il prima, l'adesso e il dopo. Il nulla, è la prospettiva del nulla che mi ha sbaragliato.
Ma non sono fuggito. Sono andato avanti, incontro a tutti gli altri miei morti.
Dovevo portare i fiori a mio padre e al resto della famiglia che lì riposa.
In fondo, quei fiori li stavo portando anche per me.”