"The way of kings", di Brandon Sanderson.
Per chi non ha intravisto i miei deliri da fanatico sparsi qua e là nel forum, Sanderson è il mio autore preferito, nonché secondo me uno dei più bravi scrittori fantasy contemporanei (perlomeno finché non leggo la saga dei nani e degli Albi, mi sta intrigando

). Tra i vari motivi per cui è cosa buona e giusta leggere Sanderson, cito solamente la sua inventiva nella creazione di sistemi di magia "hard", come li chiama lui, ovvero razionali, ben definiti e dalle potenzialità limitate; la sua capacità di presentare personaggi realistici, complessi e sfaccettati; e la sua pianificazione maniacale nella scrittura dei libri, con aggiornamenti costanti ai lettori di cosa sta facendo e a che punto è (capito, Martin?).
La maggior parte dei libri di Sanderson racconta storie ambientate su diversi pianeti di uno stesso universo (Cosmere, in inglese). "The way of kings" è il primo libro (su dieci previsti) della saga "The Stormlight archive", che mette praticamente insieme tutte queste storie in quello che dovrebbe essere il suo opus magnum.
Vado direttamente all'estratto della pag. 90 (traduzione improvvisata da me):
Persino in questo, Kaladin aveva fallito. Si accasciò a terra, la schiena sulle sbarre [della gabbia], e abbassò la testa. Sconfitto. Quel maledetto windspren continuava a guizzare attorno a lui, con fare confuso.
Gli spren sono delle specie di "spiritelli" presenti nel mondo di Stormlight archive, che vengono attratti da diversi elementi naturali (ad es., i windspren dal vento) o da persone che mostrano certe emozioni.
Kaladin è invece uno dei personaggi della letteratura a me nota che più avrebbe bisogno di uno psicologo. Purtroppo è anche il protagonista del libro, quindi ci tocca sopportare la sua depressione e le sue fissazioni. Vabbè, gli si vuole anche bene, dopo un po'.
Mi interrompo forzatamente qui perché altrimenti parlerei della trama, del background, del sistema di magia, delle similitudini con la Ruota del tempo di Jordan, di quanto è bravo Sanderson, come scrive Sanderson, ecc. (continuare sull'aria della canzone di Gaston de "La bella e la bestia").