Ci sono due tesi che, ogni anno, si contrappongono nelle celebrazioni per la Giornata della Memoria. C'è chi dice che si fa troppo rumore, che il modo migliore per ricordare la Shoah è il silenzio. Che le nuove uscite in libreria, le manifestazioni, tutto questo parlarne nelle associazioni, nelle biblioteche e nelle scuole sia quasi una violenza nei confronti di chi, quegli orrori, li ha vissuti. Ma c'è anche chi pensa che è proprio parlandone, raccontando, che, da quegli orrori, gli stessi che li hanno vissuti possono uscirne. Confrontarsi con le nuove generazioni, educarle perché ciò che è successo sia compreso in tutta la sua brutalità e mai più si ripeta. Esther Béjarano la pensa proprio così, e non si stanca – nonostante l'età avanzata - di girare il mondo portando la sua esperienza di deportata ad Auschwitz e Ravensbrück. Lo fa in un modo particolare, quello che probabilmente le riesce meglio, essendo lei una musicista: cantando! In un volume, "La ragazza con la fisarmonica", uscito anche in occasione della Giornata della Memoria dalle Edizioni Seb27, Esther si racconta...