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Il Premio Strega è il premio letterario più prestigioso d'Italia e vanta una lunghissima lista di nomi illustri tra i suoi vincitori. Ma come nasce questo premio? E soprattutto, come si è evoluto nei suoi oltre settant'anni di storia?

La genesi del Premio Strega affonda le sue radici negli incontri che, fin dalla primavera del 1944, si tenevano a casa di Maria e Goffredo Bellonci, a Roma. Maria Bellonci amava riunire ogni domenica artisti, intellettuali e scrittori per rigenerare uno spirito critico e un confronto culturale libero dalle scorie ideologiche che avevano dominato l'ultimo ventennio. Discutere della ricostruzione, di quale Paese far rinascere, aveva necessità della rifioritura di una nuova base culturale. L'eccellenza dei protagonisti di quelle riunioni domenicali non poteva che far ripartire tale processo dalla letteratura. Tra i partecipanti si annoveravano, infatti, Alberto Moravia, Corrado Alvaro, Elsa Morante, Guido Piovene e molti altri.

Il gruppo prese il nome di "Amici della domenica", destinato a diventare una componente fondamentale del futuro Premio. Il passaggio dalle riunioni conviviali a un'organizzazione più strutturata avvenne grazie all'incontro con Guido Alberti, industriale e mecenate, proprietario della storica azienda produttrice del Liquore Strega. Amico di vecchia data dei Bellonci, Alberti fu ben felice di sostenere economicamente l'idea di istituire un premio letterario.

La prima edizione del Premio Strega vide il suo debutto il 17 febbraio 1947, a Roma. Il primo vincitore fu Ennio Flaiano con il romanzo Tempo di uccidere. Non fu una scelta casuale: Flaiano aveva scritto, già nel 1936, nel pieno della sua partecipazione alla campagna d'Etiopia come sottotenente: «Quando la campagna sarà finita, non pochi si precipiteranno a scrivere libri. Già immagino il contenuto e i titoli: "Fiamme nel Tigrai", "Africa te teneo", "Tricolore sull'Amba"». Attese circa dieci anni prima di ricavare da quella sofferta esperienza un romanzo.

Per un premio che si poneva obiettivi di rinascita culturale, partire da un'opera così disincantata e critica apparve quasi simbolico: se rinascita doveva essere, non poteva che implicare anche una rinascita morale. L'intento di quei grandi protagonisti della nostra letteratura, infatti, non era semplicemente creare un premio, ma farne uno strumento di legittimazione della narrativa contemporanea e uno spazio libero di incontro tra editori, scrittori e critica.

Affinché ciò si realizzasse pienamente, il Premio doveva progressivamente aprirsi oltre il ristretto nucleo iniziale. In origine, i protagonisti erano gli "Amici della domenica", un centinaio di personalità – prevalentemente scrittori, intellettuali e artisti – che si incontravano a casa Bellonci. Gli incontri erano informali e conviviali; il voto avveniva prevalentemente in riunione o, in alcuni casi, per corrispondenza. Non esisteva una distinzione netta tra promotori e giurati: il Premio era, di fatto, espressione di un circolo culturale privato.

Ciononostante, il Premio Strega cominciò rapidamente ad assumere rilevanza nazionale, incidendo sugli equilibri editoriali di un Paese assetato di tornare a una vita culturale piena e pluralista. Con il tempo, il gruppo degli "Amici della domenica" si arricchì di nuove figure: entrarono giornalisti culturali, accademici, editori. Il numero crebbe progressivamente fino a superare le 400 unità.

Parallelamente aumentarono le critiche: accuse di autoreferenzialità, di cordate editoriali, di eccessiva influenza delle grandi case editrici. Per rispondere a tali rilievi, la composizione della giuria venne ampliata includendo, oltre agli "Amici della domenica", lettori "forti" selezionati da librerie indipendenti, gruppi di lettura, scuole e Istituti Italiani di Cultura all'estero.

Oggi la giuria è composta da circa 660–700 aventi diritto al voto, suddivisi in:

  • Amici della domenica (circa 400);
  • 35 Istituti Italiani di Cultura all'estero, che esprimono voti collettivi pari a 235 voti;
  • Le scuole, università e circoli di lettura esprimono 25 voti;
  • Lettori forti, scelti tra personalità della cultura e delle professioni con 30 voti.

Il meccanismo di selezione dei libri prevede una prima fase di candidatura, con decine di titoli presentati (nelle ultime due edizioni sono stati più di 80). Ogni opera deve essere proposta da almeno due "Amici della domenica". I libri devono essere stati pubblicati nel periodo stabilito dal regolamento, tra il 1° marzo dell'anno precedente e il 28 febbraio dell'anno in corso.

I titoli vengono sottoposti al vaglio del Comitato direttivo. Il comitato è composto dal presidente della Fondazione Bellonci, alcuni membri nominati sempre dalla Fondazione, un rappresentante della famiglia Alberti, figure del mondo editoriale e culturale. Il lavoro del comitato, in questa fase, è fondamentale. Per selezionare i 12 titoli sui quali avverrà poi la scelta dei cinque finalisti, il comitato presta attenzione alla pluralità editoriale garantendo almeno un piccolo/medio editore, può escludere anche titoli fortemente sostenuti, aggiungere titoli importanti non presentati "sfuggiti" all'attenzione degli Amici della domenica, ecc. In definitiva questa è la fase in cui si evita che la competizione venga già, in qualche modo, monopolizzata dalla grande industria editoriale. Una volta selezionata la "dozzina" inizia così la votazione vera e propria. I primi voti ad essere conteggiati sono quelli che arrivano dagli elettori forti e dai voti collettivi; questi danno forma ad una prima classifica provvisoria. Successivamente si aggiungono i voti dall'estero e degli Amici della domenica che, essendo molto più numerosi, sovente ribaltano la classifica provvisoria e decretano i cinque titoli finalisti. Si arriva così alla giornata finale in cui la giuria, con il secondo turno, decreta il vincitore: il libro che ottiene il maggior numero di voti si aggiudica il Premio Strega.

(articolo a cura di Vitaliano Menniti)

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