images/rubrica-letteraria/rayuela-o-la-vertigine-della-lettura.jpg#joomlaImage://local-images/rubrica-letteraria/rayuela-o-la-vertigine-della-lettura.jpg?width=500&height=333

Rayuela. Il gioco del mondo di Julio Cortázar è uno di quei romanzi che non si limitano a raccontare una storia: la mettono in discussione. Fin dalle prime pagine il lettore comprende di trovarsi davanti a un'opera di rottura, provocatoria, lontana dalla narrazione tradizionale.

Paragonato, per rottura degli schemi, a ciò che fu l'Ulisse di Joyce per la letteratura europea, Cortázar, nel suo lavoro più famoso, destruttura la sequenza inizio-sviluppo-fine del romanzo classico di fine Ottocento e inizi Novecento. Per coinvolgere il lettore Cortázar suggerisce tre modalità di lettura:
• Nella maniera tradizionale, dal 1° al 56° capitolo, tralasciando i capitoli successivi che racchiude in una parte definita "capitoli inutili";
• Oppure iniziando dal 73° capitolo e poi seguendo l'ordine che lo stesso Cortázar suggerisce (quindi comprensivo di tutti i capitoli);
• O, infine, leggerlo nella sequenza che il lettore reputa più idonea, anche saltando da un capitolo all'altro.

Fin da questi suggerimenti traspare l'invito al lettore a essere soggetto attivo e, ponendosi fuori dagli schemi tradizionali anche dal punto di vista della lettura, a diventarne co-autore. D'altronde, lo stesso scrittore parla di contro-romanzo poiché la sua intenzione è che il libro resti instabile, incompleto, aperto a qualsiasi evoluzione, così come la vita. Il lettore è chiamato ad un "lavoro" più che alla lettura; non a caso il romanzo o si ama o lo si abbandona dopo poche pagine.

Chi accetta la sfida di Cortázar "entra" nel romanzo e si rende partecipe attraverso le mille interpretazioni proprie della sensibilità di ognuno, imboccando una strada, sbagliando, tornando indietro, ricominciando; diventa a sua volta parte attiva della storia, cercando di supportare Oliveira (il protagonista) nel suo sforzo di trovare un motivo per cui valga la pena vivere. Ma, se il lettore non è disponibile ad affrontare tale sfida, allora il romanzo diventa "faticoso" e, dopo pochi capitoli, viene abbandonato.

La sfida di Cortázar è quella di trasformare la letteratura in esperienza. Rayuela è una sorta di atto d'accusa contro la verbosità e la sterilità intellettuale; l'impressione è che Cortázar scriva "contro il linguaggio convenzionale" dei suoi contemporanei quasi a cercare qualcosa che il linguaggio non sa dire.

Horacio Oliveira è il protagonista che, dotato di grande intelligenza e capacità di analisi, è però privo di qualsiasi concretezza. I suoi giorni passano in una sorta di paralisi che, in assenza di una reale capacità decisionale, lo lascia in balia dell'indecisione, dell'incapacità di vivere la vita: in grado di capire tutto ma incapace di vivere. I suoi giorni scorrono nella costante, teorica ricerca di un luogo dove vivere, di un amore, di amici: Parigi o Buenos Aires, la Maga o Pola, gli amici parigini o il suo amico fraterno Traveler e sua moglie Talita. In pratica, Oliveira è alla ricerca permanente di un "altrove", di un centro, di un senso.

Questo continuo "saltare" per arrivare al "cielo" è appunto la "rayuela", il gioco in cui i bambini saltano da una casella all'altra. Ma è emblematico che Talita, nella seconda parte del romanzo, non riesca a completare il gioco quasi a voler sottolineare che il "cielo", il centro della vita che Horatio insegue, non esiste.

Per Oliveira sembra che la troppa comprensione lo conduca all'immobilismo; ecco, allora, la domanda che egli ha perennemente di fronte a sé: se l'intelligenza, da sola, non basta a trovare un centro, un equilibrio, a cosa serve? Ed è qui, in questo quesito irrisolto, che appare evidente l'atto d'accusa di Cortázar nei confronti della letteratura a lui coeva.

Nella prima parte del romanzo, "Dall'altra parte", l'autore descrive il periodo di Oliveira a Parigi, attorniato da una serie di amici e da Maga, la donna con cui vive e di cui è innamorato, nel costante fluire del tempo senza assumere mai posizione, senza mai decidere nulla. Le giornate passano tra lunghe disquisizioni sulla filosofia, sull'amore, sull'amicizia, sulla vita, con il sottofondo di musica jazz, passione che unisce il gruppo nel fantomatico Club de la Serpiente. Oliveira si sente superiore ai componenti del club moralmente e intellettualmente e questo traspare dalla evidente sufficienza con cui si rapporta a loro. In realtà, questa presunta superiorità nasconde piuttosto una paura di essere "omologato" agli altri. Convinto che la "troppa intelligenza" sia addirittura d'ostacolo alla comprensione delle cose, quasi inutile gli appare lo sfoggio di lucidità: la lucidità ci avvicina alla vita o ce ne allontana? Come se la capacità o lo sforzo di capire troppo prosciugasse le energie per riuscire a vivere.

L'incapacità di decidere, di assumere una posizione, si evidenzia drammaticamente durante una di queste discussioni quando, in assenza di Maga, gli amici presenti si accorgono della morte del piccolo Rocamadour. La discussione non viene interrotta, non c'è alcun intervento di fronte ad un tale tragico evento e tutti continuano a tacere perfino al rientro di Maga fino a che lei stessa, avvicinandosi al lettino stranamente silenzioso, non se ne accorge.
La scomparsa di Rocamadour e l'incapacità di Oliveira, ancora una volta, di intervenire segnano la sua sconfitta definitiva sul piano della realtà che Cortázar fa coincidere con la fine della sua permanenza a Parigi.
Il ritorno a Buenos Aires, nella seconda parte ("Da questa parte"), non restituisce stabilità, ma accentua la frattura. L'incontro con il suo vecchio amico d'infanzia, Traveler, anziché restituire a Oliveira una qualche stabilità, sembra condurlo verso la definitiva perdita della sua già precaria condizione.

Espiazione, gioco, pazzia, farsa. In questa seconda parte è difficile comprendere quale sia lo stato d'animo o cosa stia cercando Oliveira. La scena della trave sospesa tra le due finestre, su cui Talita si muove precariamente, a metà strada tra Oliveira e Traveler, è emblematica della precarietà dell'esistenza del protagoista e, al tempo stesso, della sua resistenza a integrarsi.
Irrimediabilmente diviso tra amicizia e contrapposizione con Traveler, tra attrazione e rifiuto verso Talita, Oliveira rappresenta, ancora una volta, l'incapacità di andare oltre, di assumersi la responsabilità di decidere, di vivere, di omologarsi.

Rayuela è, insieme, romanzo, antiromanzo, gioco e riflessione filosofica. Un atto d'accusa contro la sterilità intellettuale e, al tempo stesso, un invito radicale a vivere la letteratura come esperienza.
E, forse, a riconoscere qualcosa di Oliveira dentro di noi.

(articolo a cura di Vitaliano Menniti)

Se vuoi collaborare con la Rubrica Letteraria del Club del Libro, segnalarci iniziative interessanti o semplicemente comunicare con noi, scrivici a:

Mail