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La vita ci mette davanti a tanti scenari possibili, che hanno la brutta abitudine di cambiare, modificarsi in itinere, sconvolgere i nostri programmi: lo sa bene Antonio Paolacci, che torna in libreria con il suo nuovo romanzo Piano Americano, edito da Morellini Editore.

Un romanzo che si propone di rompere un legame particolare: quello tra uno scrittore e il suo lavoro. Un cambiamento radicale, perché l'idea di smettere di fare quel qualcosa che non solo ci permettere di sopravvivere, ma che ci dà anche molte soddisfazioni, può spaventare parecchio.

Antonio ha ponderato bene questa decisione, ci ha riflettuto, ha cambiato idea altre volte, poi è ritornato su quella originale e infine ha deciso: no, lui non scriverà più romanzi e dunque non sarà più uno scrittore. Tale scelta viene fatta in un momento della sua vita in cui due eventi importanti stanno per accadere: sta per iniziare quello che sarebbe il suo romanzo migliore, Piano Americano appunto, e sta per diventare padre. Decide di affrontarli entrambi con la stessa lucidità e raziocinio che utilizzerebbe un piccolo robot: prendersi le sue responsabilità e abbandonare il progetto del suo nuovo romanzo, che dunque non vedrà mai la luce.

All’inizio di questo libro, il suo sembra essere un mero capriccio: devastato da quella che è diventata la cultura oggi, fatta di media che comandano il mondo e non più dalle idee che lo attraversano e lo compongono, Antonio non si sente più inserito nella realtà letteraria che è la nostra italiana, non ci si riconosce e dunque non vede più il motivo per cui impegnarsi (perché, non fosse abbastanza chiaro, lo sottolinea: scrivere NON è una passeggiata), se tanto poi a conti fatti il valore delle tue parole e delle tue idee non viene riconosciuto, non viene apprezzato.

Andando avanti con la lettura, ci si rende conto di quanto non si tratti però di una sterile lamentela. È la consapevolezza a cui giunge un uomo che improvvisamente (più o meno) si rende conto che tra non troppo tempo dovrà imparare a relazionarsi con un neonato, che diventerà bambino, poi ragazzo e infine un adulto come è lui ora: e se da un lato la moglie Paola (scrittrice anche lei) presenta quel tipo di praticità genitoriale che le donne hanno più innata rispetto agli uomini, lui invece non sa da che parte iniziare. Sempre lei, dopo un lungo sermone tenutole dal marito una sera sul perché ha deciso di smettere di scrivere, gli darà un semplice consiglio, ossia: scrivi tutto quello che mi hai appena raccontato, argomentandolo, ma non lasciar scappare questo discorso.

Allora, senza che lui nemmeno se ne renda conto, se non al termine dello stesso romanzo "che non voleva scrivere, che nasce anche se non era voluto", crea una sorta di parallelismo tra questo libro e il figlio in arrivo, desiderato e cercato.

Insieme divertente e creatore di numerosi spunti di riflessione, Piano Americano risulta essere una sorta di autobiografia di uno scrittore che, pur non volendo scrivere di sé, espone la sua anima e le sue idee (anche attraverso i personaggi strani e bizzarri che ci presenta man mano), in modo semplice e più umano di quanto forse lui stesso non si renda conto.

(articolo a cura di Rebecca Cauda)

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