Elezioni americane 2012 - Romney vs ObamaLa Rubrica Letteraria, in questo appuntamento, vi racconta degli Stati Uniti, partendo da tre letture a tema: un "on the road" politico, in occasione delle recenti primarie americane, del giornalista Andrea Marinelli, che raccoglie interviste e riflessioni in "L'ospite: pullman, divani e autostop all'inseguimento delle elezioni americane"; le contraddizioni del territorio e del popolo americano descritti da Vittorio Zucconi ne "L'aquila e il pollo fritto. Perché amiamo e odiamo gli americani"; lo sfatamento del sogno americano, visto come un'utopia, attraverso gli occhi di Arthur Miller nel suo "Morte di un commesso viaggiatore". In realtà, il sogno americano di una società aperta a tutti è ancora vivo e forte, nonostante la crisi economica e lo sviluppo vertiginoso dei paesi asiatici abbiano messo in crisi il sistema statunitense e ne abbiano sottolineato difetti e incongruenze. E lo sarà ancor di più, se il presidente Obama avrà il coraggio di continuare la strada delle riforme e dell'uguaglianza...

Copertina del libro "L'ospite: Pullman, divani e autostop all'inseguimento delle elezioni americane" di Andrea MarinelliIl 6 novembre 2012, gli americani hanno confermato, quale loro presidente, il democratico Barack Obama. La vittoria del presidente uscente veniva data, non più di un anno fa, come molto difficile, ma le scelte del partito repubblicano e il coinvolgimento importante della famiglia Clinton hanno portato la classe media americana e i cd. indipendenti a votare, ancora una volta, per Obama. Tuttavia, il clima che ha accompagnato queste presidenziali è stato decisamente poco elettrizzante, e l'attenzione rivolta a esse è stata sicuramente minore rispetto al 2008, quando già le elezioni primarie (forse ancor più delle presidenziali stesse) calamitarono l'interesse dei media mondiali. A giustificazione di ciò basterebbe dire che il presidente Obama ha raggiunto, aldilà della riforma sanitaria, ben pochi obiettivi, tra quelli promessi, ma soprattutto si è dimostrato privo del necessario carisma, tanto che il punto di riferimento nel partito democratico è ancora Bill Clinton, autentico "animale politico". In campo repubblicano poi, Mitt Romney si è rivelato un candidato assolutamente anonimo, oltre che inadeguato dal punto di vista strategico: puntare su un ex manager di una grande azienda in un periodo di crisi economica è stato un errore che ha dato un grande vantaggio ai democratici. Mitt Romney nel 2012 ha ottenuto la nomination repubblicana pur avendo perduto le precedenti primarie del 2008: non è stato un segno di forza. Il partito ha imposto il suo candidato ma, di fatto, non riesce a trovare una figura in grado di raccogliere la maggioranza conservatrice della popolazione dal 1980, da Ronald Reagan (i democratici ancora oggi se vogliono criticare la politica dei repubblicani attaccano Reagan, non altri). In questa occasione, però, la democrazia americana ha dato una grande prova di sé. Ha dimostrato che nonostante la molte contraddizioni che la affliggono riesce ancora a coinvolgere la popolazione. La maggioranza degli americani, disincantata e fiaccata dalla crisi economica ha comunque prevalso sugli interessi delle grandi multinazionali, che si erano schierate, tutte, apertamente, con il candidato repubblicano Romney.

Marinelli Andrea, "L'ospite: Pullman, divani e autostop all'inseguimento delle elezioni americane"

Copertina del libro "L'aquila e il pollo fritto. Perché amiamo e odiamo l'America"

Quando parliamo di Stati Uniti, in realtà, parliamo di un territorio vastissimo, che è lambito da due oceani, che ricomprende una serie infinita di paesaggi e di climi. In altre parole, gli Stati Uniti hanno nella loro stessa esistenza il seme della contraddizione: si tratta infatti di uno dei paesi più densamente popolati al mondo, eppure gran parte delle sue terre sono disabitate, vi sono metropoli da oltre 15 milioni di abitanti, eppure le capitali dei vari stati sono piccole città che non superano il milione di abitanti. Vi sono poi contraddizioni molto più gravi: migliaia di soldi vengono spesi nelle missioni militari, ma solo recentemente si è deciso per la sanità pubblica; i premi Nobel di questo paese sono un numero grandissimo eppure gli americani conoscono pochissimo la storia prima di Colombo e ancora meno conoscono la geografia. Ancora oggi gli Stati Uniti vengono visti come la terra delle opportunità ma si tratta di un paese che ha sterminato gli indiani, che vive ancora profonde divisioni razziali e che ancora non ha rinunciato definitivamente alla pena di morte. Nonostante i difetti però, questo paese ha un'opinione pubblica vigile, e un corpo elettorale spietato nei confronti degli imbroglioni.

Zucconi Vittorio, "L'aquila e il pollo fritto. Perché amiamo e odiamo l'America"

Copertina del libro "Morte di un commesso viaggiatore" di Arthur MillerMa soprattutto è difficile immaginare una società più aperta di quella statunitense (l'attentato al World Trade Center ha solo in parte scalfito questa caratteristica). Si tratta di una società multiculturale, ospitale, imprevedibile, coinvolgente, una bellissima mescolanza di colori identità ed esperienze. È difficile comprenderlo: l'Italia è ancora troppo lontana da questa concezione, impantanata nel campanilismo e nel pregiudizio. Cosa rimane allora del sogno americano? L'uomo. Nonostante gli innumerevoli ostacoli, nonostante la fortuna, i soldi, la condizione sociale, gli americani sono pronti a mettersi in gioco e sono convinti di potercela fare. L'ottimismo e la perseveranza sono piccoli semi presenti in ogni americano che devono solo essere sapientemente innaffiati.

Miller Arthur, "Morte di un commesso viaggiatore"

(articolo a cura di Emiliano Marzinotto)

 

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