Il Club del Libro affronta la lettura del capolavoro di Gabriel Garcia Marquez, Cent’anni di solitudine (Libro del Mese di Giugno 2014), rispetto al quale l'ambientazione geografica assume un ruolo determinante e costituisce una vera e propria chiave di lettura del romanzo, tanto che alcuni riscontrano un preciso parallelismo tra i luoghi descritti in esso e quelli in cui lo scrittore, nato nella cittadina colombiana di Aracataca, è cresciuto e ha vissuto fino al periodo degli studi universitari.

ColombiaOggi, la Colombia è il quarto Stato per estensione e il terzo per popolazione dell’intero Sud America, ed è l’unico ad affacciarsi contemporaneamente sull'oceano Pacifico e sul Mar dei Caraibi. Soprattutto, è la porta di accesso dei sudamericani per il Centro e il Nord America. Tale posizione ne fa una terra di passaggio, nella quale convivono più anime: quella caraibica, solare e legata al mare; quella sudamericana, malinconica e legata all'Amazzonia; quella africana, in paesi come Raquira, Salento e San Basilio de Palenque, dove si rifugiarono molti schiavi africani in cerca di libertà, costruendo una comunità che continua a mantenere le tradizioni e i costumi ancestrali africani. Uno degli esempi più fulgidi di questa commistione di razze e culture fu il pugile Antonio Cervantes, soprannominato Kid Pambelé, campione mondiale dei pesi welter-junior, sintesi quasi perfetta di talento, che gli derivava dalle sue origini caraibiche, e di grandissima tenacia, che la povertà delle vie di San Basilio de Palenque aveva forgiato nella sua anima.

Originariamente, con il termine Colombia, si indicava un territorio più vasto di quello odierno, che comprendeva anche gli attuali Venezuela, Ecuador e Panamá. Il nome dato a questo territorio ci dice molto della sua storia. Infatti, fu soltanto lambito dalla presenza dei grandi imperi pre-colombiani, in particolare quello Inca. Al contrario, ha costituito il naturale e necessario punto di incontro per numerose tribù, prive di organizzazione unitaria, provenienti dai Caraibi, dall’Amazzonia e dalle Ande. Dunque, il punto di svolta per questi territori è rappresentato dalla colonizzazione europea, alla quale Marquez allude attraverso la narrazione della fondazione del villaggio di Macondo. Per questa terra, fu l’inizio di una realtà storica tragica e angosciosa, che lo scrittore ripropone e critica attraverso le vicende della famiglia Buend́ia. È stata una terra oppressa dall’imperialismo militare delle potenze europee, prima, e da quello economico degli Stati Uniti, poi; dilaniata dalle innumerevoli guerre civili; piegata dalle dittature e dallo strapotere delle bande di narcotrafficanti; condannata alla povertà economica.

Tale realtà storica, però, ha forgiato una popolazione indomita e coraggiosa, forse violenta, ma, soprattutto, incapace di arrendersi alle sue tragedie, e che rincorre quell'anelito di libertà e di uguaglianza che Marquez volle vedere realizzato nella rivoluzione cubana di Fidel Castro. Ancora oggi, ogni anno, la Colombia paga un tributo di sangue pesantissimo, a causa degli scontri che coinvolgono le forze governative, la guerriglia dei trafficanti di droga e le formazioni rivoluzionarie comuniste. Si tratta di un diabolico intreccio di interessi illeciti, di tornaconti politici e di utopie che ha colpito profondamente gli animi più sensibili, figli di questa terra. Tra di essi il pittore Botero, il quale, con le sue opere, ha voluto più volte ricordare e denunciare le torture, i massacri, i sequestri, e il dolore della Colombia tutta.

Colombia«Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche». Da un punto di vista geografico, la Colombia, cosiccome tutti gli stati del Sud America, salvo l'Argentina e il Paraguay, si caratterizza per due elementi: il fiume e la giungla. A questi due elementi il popolo colombiano ha legato la propria spiritualità, la stessa vita, sviluppando un forte senso di rispetto e una superstiziosa venerazione per la natura e tutte le sue manifestazioni. Infatti, in tutto il paese, sono numerose le occasioni in cui la festa religiosa si arricchisce di misticismo e di neopaganesimo. A Popayan, ad esempio, arrivano tutti gli anni centinaia di migliaia di persone provenienti da tutto il Sud America per la Pasqua, per assistere alle processioni durante le quali i fedeli sfilano sopra dei carri, la cui preparazione ricorda quella del carnevale brasiliano. Inoltre, i parchi nazionali naturali, tra i quali il Parco Corales del Rosario e San Bernardo o il Parco Los Flamencos, sono i luoghi dove è possibile osservare un bellissimo mosaico di ambienti naturali ancora incontaminati.

In molti casi, l’uomo ha saputo rispettare e integrarsi con l’ambiente che lo circondava. Ad esempio, nelle zone fertili della Cordigliera Centrale, dove le piantagioni di caffè creano scenari pieni di colore e di vita. In uno di questi, a Santa Marta, dove le strade profumano di bananas y café, è nato Carlos Valderrama, soprannominato il Gullit bianco, icona del calcio colombiano. Lui, più di ogni altro, sembrava uscito dalle pagine di un romanzo di Marquez: la sua chioma cotonata e ossigenata, ma soprattutto la sua tecnica cristallina e il suo passo indolente, felpato e sornione lo elevavano in un mondo magico, dove ogni calcio diveniva vera e propria arte, una carezza al pallone.


Per approfondire:

E. Guevara, Notas de viaje, 1992, trad. it. P., Cacucci, Latinoamericana. Un diario per un viaggio in motocicletta, Feltrinelli, 2008
Antonio Cervantes ''Kid Pambele'' top 5
CARLOS "EL PIBE" VALDERRAMA
Il Gabo che conosco

(articolo a cura di Emiliano Marzinotto)

Se vuoi collaborare con la Rubrica Letteraria del Club del Libro, segnalarci iniziative interessanti o semplicemente comunicare con noi, scrivici a:

Mail