Con Cent’anni di solitudine, Libro del Mese di Giugno 2014, Gabriel Garcia Marquez ci conduce nella mistica città di Macondo, che fa da sfondo alle vicende della famiglia Buendia. La ciclicità, l'oppressione, la solitudine, sono alcuni degli elementi che legano questa magica storia ad una sinfonia scritta 137 anni prima da Hector Berlioz: la Sinfonia fantastica.

BerliozÈ il 1827 e il giovane Hector Berlioz ha ventiquattro anni. Da quasi due anni ha abbandonato l'Università per iscriversi al Conservatorio di Parigi e coltivare la sua passione per la musica. All'Odéon-Théâtre de l'Europe, una compagnia teatrale inglese mette in scena l'Amleto e Romeo e Giulietta di Shakespeare. Ad interpretare Ofelia e Giulietta è Harriet Smithson, una bella attrice irlandese di ventisette anni all'apice della sua carriera. Hector si innamora perdutamente di lei e la corteggia per tre anni in maniera bizzarra, senza mai essere ricambiato né riuscire ad incontrarla.

Il suo temperamento appassionato, facile agli entusiasmi come alle depressioni, lo spinge a rifugiarsi nella musica e a comporre, in un solo anno, una sinfonia dall'aspetto particolare.

Il suo maestro di composizione J.-F. Lesueur gli aveva mostrato il potere descrittivo che la musica può avere senza dover ricorrere alle scenografie, al teatro, al canto.
Su questa via, Berlioz compone Episodi della vita di un artista, sinfonia fantastica in cinque parti, op.14, comunemente detta Sinfonia fantastica. Per la prima volta nella storia della musica orchestrale, si ispira ad un testo letterario che non verrà né cantato né recitato ma puramente descritto dalla musica stessa: prima dell'ascolto, infatti, il pubblico legge un testo e sarà poi compito della musica raccontarlo senza parole.

Già da bambino, Berlioz aveva dimostrato una precoce predisposizione nella composizione; non da meno, negli anni parigini era riuscito a farsi notare per la sua stravaganza, che in seguito e fino alla sua morte gli valsero stupore ma soprattutto incomprensione da parte dei suoi contemporanei. Nonostante tutto, si guadagnò l'amicizia e l'ammirazione di Franz Liszt, Richard Wagner e Niccolò Paganini, il quale addirittura lo considerava la reincarnazione di Beethoven.

Caricatura BerliozÈ proprio da Beethoven che impara a sfruttare elementi musicali come la ciclicità e la ripetizione dei temi: caratteristiche che si ritrovano anche in Cent'anni di solitudine, la cui storia ha andamento circolare ed i cui protagonisti hanno gli stessi due nomi di battesimo per tutte le sette generazioni.
Berlioz però va oltre, vuole raggiungere una dimensione fantasmagorica –  come la Macondo di José Arcadio Buendia – per descrivere il tumulto di sentimenti che lo anima. Recupera timbri di strumenti ormai subordinati a ruoli secondari, sperimentando nuovi colori orchestrali: li riporta in prima linea, spiega tutte le forze dell'orchestra e affida ad una melodia fissa, ricorrente in tutta la sinfonia ma in veste sempre diversa, il compito di descrivere l'immagine ossessionante che ha della donna amata.

Nel primo dei cinque movimenti (I: Sogni e passioni), l'artista è turbato dal pensiero della donna dei suoi sogni tanto da delirare e fantasticare inconsultamente. Non riesce a liberarsene nemmeno durante una festa (II: Un ballo) e, quando cerca invano pace nella solitudine della campagna (III: Scena campestre), tenta il suicidio ingerendo dell'oppio, il quale anziché la morte gli dona visioni angosciose. Il quarto movimento (IV: Marcia al supplizio) intraprende una via sempre più visionaria e favolistica degna del realismo magico. Infatti, Berlioz immagina di aver ucciso la donna amata e di andare al patibolo per la sua condanna a morte per omicidio. Dopodiché, si ritrova nel bel mezzo di un sabba infernale circondato dalle streghe e, ancora una volta, tormentato dallo spirito della donna (V: Sogno di una notte di sabba).

Per fortuna, nella vita reale questa vicenda ha un finale ben più positivo. Nel tentativo di conquistare la bella attrice, Berlioz riesce, tramite un'amicizia in comune, a regalarle un biglietto per ascoltare la Sinfonia fantastica. Al concerto, Harriett scopre dal programma che la sinfonia è stata scritta per lei e ne rimane profondamente colpita. Un anno dopo, nel 1833, i due si sposano.


Programma della Sinfonia Fantastica (da leggere prima dell'ascolto)

«Il compositore si è posto il fine di sviluppare nella loro essenza musicale diverse situazioni della vita di un artista. La trama del dramma strumentale, privo dell'ausilio della parola, dev'essere esposta anticipatamente. Il seguente programma va dunque considerato come il testo parlato di un'opera, utile ad unire frammenti musicali di cui esso motiva il carattere e l'espressione. Berlioz prevede però che si possa non tener conto del programma, poiché la Musica basta a se stessa.
[...]

Prima parte: Fantasticherie – Passioni
Il compositore immagina che un giovane musicista, agitato da quella infermità spirituale che un celebre scrittore denomina l'indeterminatezza delle passioni, vede per la prima volta una donna che riunisce tutto il fascino dell'essere ideale che la sua immaginazione ha vagheggiato, e se ne innamora perdutamente. Per una strana bizzarria, la cara immagine non appare alla mente dell'artista che legata a un'idea musicale, in cui egli avverte un certo carattere appassionato, ma nobile e riservato, come quello che attribuisce all'oggetto amato.
Questa immagine melodica e il suo modello lo perseguitano incessantemente come una doppia idea fissa. Ecco perché la melodia iniziale del primo Allegro ricorre costantemente in ogni movimento della sinfonia. La transizione da uno stato di sognante malinconia, interrotta da vari accessi di gioia immotivata, ad uno di passione delirante, con i suoi impulsi di rabbia e gelosia, i suoi ricorrenti momenti di tenerezza, le sue lacrime e le sue consolazioni religiose, è l'argomento del primo movimento.

Seconda parte: Un ballo
L'artista viene a trovarsi nelle più diverse circostanze della vita: nel mezzo del tumulto d'una festa, nella pacifica contemplazione delle bellezze della natura; ma ovunque, in città o in campagna, la cara immagine gli si presenta e turba la sua anima.

Harriet SmithsonTerza parte: Scena campestre
Trovandosi una sera in campagna, sente in lontananza due pastori che suonano, facendosi eco, una melodia campestre; questo duetto pastorale, lo scenario naturale, il frusciare leggero degli alberi dolcemente agitati dal vento, alcuni motivi di speranza ch'egli subito concepisce, tutto concorre a restituire al suo cuore una pace inusuale e a dare ai suoi pensieri un colore più gaio. Egli riflette sul proprio isolamento, spera che presto non sarà più solo... Ma se lei lo deludesse!... Questo miscuglio di speranza e timore, questi pensieri di felicità turbati da neri presentimenti formano il soggetto dell'Adagio. Alla fine, uno dei pastori riprende la melodia campestre; l'altro non risponde più... Rumore lontano di tuono... Solitudine... Silenzio...

Quarta parte: Marcia al supplizio
Avendo maturato la certezza che non solo colei ch'egli adora non corrisponde il suo amore, ma che è incapace di comprenderlo e addirittura ne è indegna, l'artista si avvelena con dell'oppio. La dose del narcotico, troppo esigua per dargli la morte, lo sprofonda in un sonno accompagnato dalle più atroci visioni. Egli sogna di aver ucciso la sua amata, di essere condannato e condotto al supplizio, di assistere alla sua stessa esecuzione. Il corteo avanza al suono di una marcia ora ombrosa e selvaggia, ora brillante e solenne, nella quale un rumore sordo di gravi passi è seguito senza transizione da scoppi di fragore eclatante. Conclusa la marcia, le prime quattro battute dell'idea fissa ricompaiono come un ultimo pensiero d'amore interrotto dal colpo fatale.

Quinta parte: Sogno di una notte di sabba
Egli vede se stesso al sabba, nel mezzo di un'orda spaventosa di ombre, di stregoni, di mostri d'ogni specie, riuniti per i suoi funerali. Strani rumori, gemiti, scoppi di risa, grida lontane alle quali altre grida sembrano rispondere. La melodia amata compare ancora, ma essa ha perduto il suo carattere di nobiltà e di timidezza; ormai non è altro che un'aria di danza ignobile, triviale e grottesca: è lei che giunge al sabba... Ruggito di gioia al suo arrivo... Ella si unisce all'orgia diabolica... Campane a morto, parodia burlesca del Dies Irae, ronda del Sabba. La ronda del Sabba e il Dies Irae insieme.»


Ascolta la Sinfonia fantastica (Orchestre National de France, diretta da L. Bernstein)

(articolo a cura di Sergio Gelsomino)

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