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La casa editrice Tunué, specializzata in fumetti e graphic novel, ha ampliato il suo catalogo aprendo anche alla narrativa con una nuova collana curata da Vanni  Santoni. L'ha inaugurata il sorprendente romanzo di formazione Stalin + Bianca, che sta ottenendo un notevole riscontro di pubblico e critica. Il Club del Libro ha avuto il piacere di intervistarne l'autore, il ventiseienne piemontese Iacopo Barison.

Il Club del Libro: Hai solo ventisei anni e questa non è la tua prima pubblicazione. Come hai iniziato il tuo percorso di scrittore?
Iacopo Barison: L'ho iniziato, molto banalmente, scrivendo su una pagina bianca. Avevo circa vent'anni. Poi, man mano che proseguivo, ho capito che la scrittura ma in generale i libri mi stavano cambiando la vita. Era come la fede, come le dipendenze, come tutte le cose di cui non puoi fare a meno. A vent'anni, appunto, avevo questo blog che poi si è trasformato in un libro. In quel periodo ho conosciuto Vanni Santoni, che all'epoca promuoveva Gli interessi in comune. È stato il primissimo a credere in me, ad apprezzare ciò che scrivevo. Questo molto prima che Vanni diventasse l'editor di narrativa Tunué. Certo, forse è un po' bizzarro che mi abbia "scoperto" uno sconosciuto con cui scambiavo messaggi su Internet. Forse, sarebbe stato più logico se mi avessero scoperto a scuola, magari il professore di Italiano. Invece è accaduto il contrario.

CdL: Perché quel "+" nel titolo, tra i nomi di Stalin e Bianca, anziché la più tradizionale congiunzione "e"?
IB: Mentre scrivevo il romanzo, il titolo di lavorazione era soltanto Stalin. Poi, giustamente, si è pensato di ampliare il titolo, perché altrimenti le librerie l'avrebbero messo nella sezione dei saggi storici. Quindi, dopo aver pensato a centinaia di titoli orribili, mi sono imposto di tornare al fulcro della storia, che appunto era incarnato dalle figure di Stalin e Bianca. Nulla, meglio dei loro nomi, poteva racchiudere l'essenza del romanzo. Stalin + Bianca è la storia d'amore fra due adolescenti con diversi problemi. Lei è cieca, lui ha grandi baffi e soffre di attacchi d'ira. Insieme si bilanciano, si equilibrano, e diventano un personaggio solo. Questo è il motivo per cui ho scelto il simbolo dell'addizione.

CdL: Stalin e Bianca sono entrambi personaggi sui generis, che si completano perfettamente a vicenda. Sono nati insieme?
IB: Prima è nato Stalin, poi l'ha seguito Bianca. Nell'economia del romanzo, nessuno dei due può fare a meno dell'altro. Sono poche le scene in cui Stalin è senza di lei, e questi momenti coincidono sempre con qualcosa di brutto, con parentesi di scarsa lucidità. Stalin ha bisogno, letteralmente, della presenza di Bianca, così come lei ha bisogno di Stalin. Penso che l'amore, in fondo, si possa sempre ridurre a questo, alla necessità materiale di stare con l'altra persona. È, fra le altre cose, una forma di debolezza, ci rende vulnerabili, ma riesce anche a migliorarci e chiarirci come individui.

CdL: Il mondo che delinei è grigio e disperato – ed anche i due giovani protagonisti non nutrono le tipiche speranze dei diciott'anni: un mondo senza arcobaleni, né reali né immaginari. Cos'è, invece, che riesce sempre a dare colore alla tua vita?
IB: Il mondo che delineo è grigio e disperato, hai ragione, ma non lo sono le persone che lo abitano. Volevo lasciare spazio ai sentimenti, ai collegamenti fisici ed emotivi che uniscono gli esseri umani. Stalin, grazie a Bianca, trova dentro se stesso la forza di proseguire, e la stessa cosa succede per lei. Si spalleggiano a vicenda. Per quanto mi riguarda, fortunatamente, riesco ancora a individuare una poetica delle piccole cose. Vengo dalla provincia, mi piace andare nei centri commerciali accerchiati dal niente e fare acquisti ansiolitici e godermi il cielo sopra l'Auchan. Mi piace girare a vuoto in macchina, dormire fino a tardi, stare con la mia fidanzata, viaggiare quando posso, leggere e scrivere e guardare molti film. Insomma, conduco una vita piuttosto normale, anche monotona per certi versi. Devo dire, però, che l'uscita di Stalin + Bianca ha reso più dinamica la mia routine. Questa è una cosa buona, e si ricollega al fatto che i libri mi hanno davvero cambiato la vita.

CdL: In 28 grammi dopo hai scritto di un tossicodipendente, ora di un disagiato che soffre di attacchi di rabbia. Quanto è difficile mettersi in panni così complicati?
IB: Neanche troppo. In fondo, tutti ci arrabbiamo ogni giorno, regolarmente, e tutti abbiamo le nostre piccole dipendenze. Bastava solo ragionare per iperbole, ingigantendo le cose. Tutti i romanzi, anche i più assurdi, partono da una traccia autobiografica. Il resto lo fa la finzione, l'esigenza narrativa.

CdL: Il Club del Libro è il primo grande club del libro online. Tu vedi la lettura come passatempo solitario o ti piace condividerne il piacere e le impressioni con altri?
IB: La lettura è qualcosa di individuale e piuttosto intimo, ma ha anche una forza che definirei "collettiva", di aggregazione. Andare in giro a presentare il libro mi piace molto, è una sorta di privilegio. Conoscere i lettori, poterli guardare in faccia, parlargli. Dopo una presentazione, qualche tempo fa, una signora si è avvicinata e mi ha detto: "Sono contenta di essere venuta, perché tu presenti te stesso e non il tuo libro". Era il complimento migliore che potesse farmi. La scrittura dev'essere anche questo. Mettersi a nudo, senza però scadere nella farsa o nell'esibizionismo. I lettori, in genere, si accorgono di queste cose, capiscono subito se sei un impostore.

CdL: Per concludere, dicci un libro che hai nel cuore, quello che al momento sta sul tuo comodino e, infine, quello che ci consigli di leggere sotto l'ombrellone...
IB: I libri che ho nel cuore sono davvero tanti. Fra i classici, ti dico Guerra e pace e Madame Bovary. Fra i contemporanei, invece, scelgo Meno di zero di Bret Easton Ellis e Infinite Jest di David Foster Wallace, ma anche Cosmopolis di Delillo. Sul mio comodino non c'è niente, tranne un posacenere e una piccola lampada, perché tendenzialmente non leggo prima di addormentarmi. Sotto l'ombrellone, invece, consiglierei Unastoria di Gipi oppure Watchmen di Alan Moore.

(articolo a cura di Elisa Gelsomino)

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