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Sulla scia de Il Codice da Vinci e di Angeli e Demoni, Inferno ha ottenuto il suo successo, diventando un best seller in poco tempo. Molta polemica è stata fatta sul romanzo: per le imprecisioni storiche, per alcuni errori sulla stessa Divina Commedia e, ancora, per una sorta di pregiudizio sugli italiani e sui fiorentini. Come sempre e come già fu per gli altri romanzi già citati, Dan Brown fa discutere, e la polemica è una fonte di vendita senza pari. Un particolare poco dibattuto, però, e sfuggito ai molti, sta nelle frecciate lanciate dal buon Brown agli autori emergenti e ai casi letterari di dubbio valore artistico: eccovene un assaggio...

Si prenda un primo passaggio. Nel corso di una conferenza, l'immancabile Robert Langdon chiede alla platea.
«Allora ditemi: c’è qualche scrittore tra noi questa sera?»
Si era alzato circa un terzo delle mani. Langdon aveva guardato sorpreso.
«Uau» si era detto. «O questo è il pubblico più creativo del mondo, o il self publishing sta veramente decollando.»

Trovare autori oggi non è così inusuale, non lo è in Italia, non lo è in altri Stati. E capita spesso di ritrovarsi in compagnia virtuale o fisica di decine di altre persone che hanno nella loro vita pubblicato almeno un libro. È noto il sentire comune che ci siano più persone che pubblicano, rispetto a persone che leggono.
Da notare le due frecciate presenti nel passaggio. La prima è a interpretazione di chi scrive questo articolo: Brown non parla di autori, ma di scrittori, che ha un significato più profondo rispetto al primo termine. Si è autori nel momento in cui si pubblica qualcosa, semplicemente la si produce. Si è scrittori quando si trasforma il prodotto scritto in arte. La seconda frecciata è nella sorpresa di Langdon e nell’interpretazione che dà all'evento: o sono in mezzo a una platea di creativi o l'auto-pubblicazione sta veramente decollando, ovvero chiunque può pubblicare, senza passare al vaglio delle case editrici (una realtà in merito alla quale, si sa, c'è già molto da criticare sulla selezione e sul pagamento di cifre astronomiche per pubblicare).
È l'effetto a doppia lama dell'auto-pubblicazione: se da un lato ha democraticamente permesso a tutti di cimentarsi nell'editoria, dall'altro ha creato una competizione senza pari, con la quale, a parte qualche raro caso, è difficile se non poco probabile emergere. Ha permesso poi una totale assenza di selezione, lasciata al pubblico, con il conseguente effetto di un calo dell’appetibilità di tutta la categoria di libri editi con il fai da te.

Si prenda poi un secondo passaggio, immediatamente conseguente al primo:
«Bene, come voi autori certo sapete, non c'è nulla che uno scrittore gradisca di più dei 'blurb', quei commenti di apprezzamento da parte di una personalità famosa studiati per convincere la gente a comprare il vostro libro. I blurb esistevano anche nel medioevo e Dante ne raccolse parecchi." (...) "Quanto dareste per avere questo sulla copertina del vostro libro?" Simil uom né maggior non nacque mai. Michelangelo.»
Qui Brown lancia ancora una volta una frecciata a tutta la realtà che, da sempre, circonda il mondo dell'editoria: quella della pubblicità e del marketing, presenti da quando esiste la pubblicazione. Quanto dareste per avere un commento di una personalità celebre, quale era Michelangelo al suo tempo, per aumentare le vendite del vostro libro? Non serve tanta navigazione in rete per scoprire il metodo delle cerchie: si trovi un personaggio che ha un seguito, anche di cento persone, e un suo commento o una sua recensione positiva farà scattare qualche vendita.
Con l'avvento di internet il meccanismo si è talmente rinforzato che si è perso di vista la finalità ultima dei blurb: trovare l'attuale o gli attuali Michelangelo e non un collega autore emergente che parli bene del vostro libro.
Anche qui si attua l'effetto a doppia lama: se da un lato un collega autore può portare qualche vendita o ancora visibilità a un romanzo, il meccanismo è diventato talmente perverso da creare un vero e proprio mercimonio. Un autore parla bene di un libro a patto che il collega parli bene del suo e il meccanismo è perverso perché spesso avviene per tacito accordo, talmente sotteso da non essere chiaro neanche a chi lo attua, e annulla ogni ragion critica sull'effettivo valore culturale e letterario di un testo. E l'effetto, per chi legge libro e recensione, è di perdere la credibilità tanto nell'autore, nel libro e nel recensore. Anche i millemila siti on line in cui si pubblicano recensioni, oggi, hanno poco valore di vendita, perché se chiunque può improvvisarsi autore, chiunque può improvvisarsi recensore.

Un ultimo passaggio: Faukman sospirò. «Okay, riformulerò la frase. Non abbiamo a disposizione jet privati per gli autori di tomi sulla storia delle religioni. Se hai intenzione di scrivere Cinquanta sfumature di iconografia, allora ne possiamo parlare.»
Anche qui una frecciata, sebbene il confronto sia tra un saggio sulle religioni scritto da Langdon e un romanzo, Brown cita proprio Cinquanta sfumature di grigio. Le domande sottese: quali sono i romanzi oggi che hanno maggiore successo? E il successo va di pari passo al valore culturale? C'è stata una casa editrice che ha offerto ben cinquemila euro per scrivere un saggio divertente sui cento modi per riuscire a fare sesso. È lapalissiano che chi voglia avere successo debba seguire la tendenza del mercato, che sempre più non segue il pregio culturale di uno scritto e garantisce un successo momentaneo, difficilmente prolungabile nel lungo termine.

Molti penseranno che lo stesso Inferno insegua un successo di vendite, ma non un reale pregio culturale: vero è, tuttavia, che stavolta Brown non l'ha mandata a dire a tanti suoi colleghi, noti o meno noti che siano.

(articolo a cura di Giovanni Garufi Bozza)

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