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Il Libro del Mese di Gennaio 2015, La statua di sale di Gore Vidal, ha permesso al Club del Libro di affrontare un tema spinoso che anche nel mondo della letteratura ha dovuto vincere molti tabù prima di potersi affermare. Quello di Vidal è stato un momento cruciale per la presa di coscienza dell’omosessualità da parte della società americana di metà Novecento, ma l’omosessualità, in quanto naturale pulsione sessuale di un essere umano, esiste da che esiste l’uomo sulla Terra. Per quanto riguarda l’antica Grecia, culla della nostra civiltà, un caso in particolare può aiutare a scoprire come l’omosessualità venisse considerata a livello sociale: il processo contro Timarco del 346 a.C.

Innanzitutto bisogna partire dal presupposto che in Grecia l’omosessualità non era un tabù. Faceva parte della vita di un uomo come la prostituzione e le relazioni extra-coniugali e veniva ampiamente tollerata. Addirittura si hanno notizie di alcuni rituali sociali in cui l’atto omosessuale costituiva il momento principale. Per fare un esempio, nei riti di passaggio dall’età adolescenziale a quella adulta, che per un ragazzo avveniva intorno ai 12-13 anni, l’atto omosessuale veniva considerato come una sorta di liberazione dall’elemento femminile della propria natura umana, che fino alla pubertà era indistinta (fino a quell’età, cioè, un bambino non veniva considerato a livello sociale e legale né maschio né femmina).

Una delle fonti più antiche che si possiede riguardo al tema dell’omosesualità è il racconto di Demostene di un episodio avvenuto nel 346 a.C. In quell’anno, infatti, la città di Atene mandò degli ambasciatori presso il re Filippo II per stipulare un trattato di pace. Gli ambasciatori furono minacciati e scacciati, dal momento che le proposte del trattato erano irrisorie per il re. La popolazione ateniese giudicò colpevoli del fallimento della missione di pace anche gli stessi ambasciatori e, tra tutti, un tale Timarco.

Questi fu accusato da un altro degli ambasciatori, Eschine, di aver prostituito il proprio corpo in gioventù e per questo di dover essere considerato indegno di tenere il ruolo politico di ambasciatore per la città di Atene. Timarco fu per questo motivo condannato, in base ad una legge che prevedeva l’eliminazione di tutti i diritti civili e politici a chiunque avesse prostituito il proprio corpo ad un altro uomo per denaro. La pena, cioè la perdita dei diritti, secondo questa legge era la stessa per molti altri reati: maltrattamento dei propri genitori, dilapidazione del patrimonio, diserzione degli obblighi militari, fuga durante la battaglia.

Eschine fornisce una sua giustificazione a questa legge. Egli scrive infatti che “chi ha venduto il proprio corpo non esiterà a vendere anche gli interessi dello Stato”. Per questo chi commette il reato di prostituirsi per denaro non può più godere dei diritti civili e politici. A nulla valse al povero Timarco il fatto che dopo pochi anni Eschine venisse a sua volta perseguito per cattiva condotta nell’ambasceria presso Filippo II. Eschine fu prosciolto e Timarco fu letteralmente declassato dallo status di cittadino.

Il problema, fondamentalmente, era dunque il mercimonio del proprio corpo. Le pene previste dalla legge citata da Eschine erano valutate tutte in funzione economica, non morale. Tra queste, veniva considerata in questo modo anche l’esclusione dalla carica di sacerdote, dal momento che a rendere impuro l’accusato era la vendita del proprio corpo e non l’atto omosessuale in sé.

A riprova del fatto che ad infastidire gli antichi greci fosse la vendita del corpo e non l’atto omosessuale in sé, bisogna ricordare che anche una manifestazione esagerata di eterosessualità veniva considerata negativamente e punita dalla legge. Un uomo troppo avvezzo al sesso, di qualsiasi tipo, veniva considerato deletereo e pericoloso per la società perché tendenzialmente più incline a commettere reati come l’adulterio e lo stupro e per questo motivo veniva perseguito.

Letture consigliate:
L'omosessualità nella Grecia antica, Kenneth J. Dover, Torino, Einaudi, 1985

(articolo a cura di Francesco Gioia)

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