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Simonetta Agnello Hornby, nella splendida cornice del Refettorio della biblioteca Ursino Recupero, sita nel monastero dei Benedettini di Catania, ha presentato il suo ultimo lavoro Caffè amaro, edito da Feltrinelli.

L'autrice, di origini palermitane, vive a Londra da molti anni ma da sempre utilizza nei suoi lavori atmosfere, ambienti e personaggi propri della sua terra d'origine – forse vivere l'isola dall'esterno la rende una più attenta osservatrice?

Solo guardandola, senza badare al suo gesticolare, che da solo sarebbe rivelatore, o alla caratteristica inflessione dialettale, si capirebbe subito che è una donna sicula; la postura e gli occhi lo rivelano all'istante. L'autrice sembra una di quelle zie, presenti in tutte le famiglie, che sa sempre tutto e che nutre un profondo legame con le radici.

È esattamente come si presenta la scrittrice, affrontando i più svariati argomenti non può fare a meno di rapportare le persone e le vicende alla madre, alla nonna, a qualche zia o a qualche aneddoto privato, dimostrando il profondo rapporto che ha con le donne della sua casa. Anche in Caffè amaro l'elemento familiare gioca un ruolo primario; l'autrice affonda nelle storie e nei racconti del suo passato per narrarci le vicende di Maria, figura ispirata da sua nonna anche se riadattata alla narrazione, e di Giosuè.

Si tratta di un amore nella storia: le vicende di Giosuè e Maria infatti corrono parallele a quelle della Seconda guerra mondiale, gli eventi di quegli anni saranno decisivi per la loro relazione.

Una narrazione di altri tempi, in cui le lettere d'amore giocano un ruolo essenziale per alimentare l'amore. Simonetta Agnello Hornby ha raccontato, in occasione di questo incontro coi suoi lettori, la difficoltà dello scrivere le lettere d'amore tra i protagonisti, soprattutto quelli maschili. Mettersi nei panni di un uomo è assai difficile, molto di più in un uomo di altri tempi, perciò si è avvalsa del grandissimo De Roberto, sfruttando il volume, di recente pubblicazione, in cui sono state raccolte circa 800 lettere d’amore da lui inviate alla sua amata: la relazione tra Maria e Giosuè, quindi, è maturata sulle parole di De Roberto, che sono state riportate e riadattate sui due giovani.

La scrittrice ha descritto il ruolo delle donne nelle sue storie. Donne che tendono sempre a prevaricare sugli uomini, mostrandosi più attente e intraprendenti: "è una cosa che si sviluppa da sola nel corso della scrittura, anche se parto con l’idea che non debba andare così alla fine tutto si rovescia, come in Boccamurata, dove il protagonista forte doveva essere l’uomo, ma alla fine così non è stato...".

È probabile che questa tendenza della scrittrice derivi dagli esempi di donne forti da cui è stata circondata nella sua infanzia e adolescenza, di quelle matrone che solo di facciata facevano dirigere la casa all'uomo, come volevano le usanze di quel tempo, ma che in realtà erano i veri pilastri delle famiglie. Questi aneddoti si possono riascoltare grazie al programma Il pranzo di Mosè, che andò in onda su Real time e ispirato proprio dal libro omonimo.

La presentazione è stata, in conclusione, un piacevolissimo tuffo nella Sicilia degli anni Quaranta, nelle grandi famiglie e tradizioni, accompagnato dalla figura di un’autrice ammaliatrice, solare e amichevole.

(articolo a cura di Claudia Fisicaro)

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