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Il Club del Libro ha intervistato l'autore del nostro Libro del Mese di Luglio 2017, Non avere paura dei libri (Hacca edizioni), grazie anche al contributo dei membri della Community, che nell'apposita sezione del Forum hanno suggerito alcune domande. Christian Mascheroni ha soddisfatto le loro curiosità e, in questa lunga chiacchierata, ci racconta di sé, della sua famiglia e ci fa entrare ancor di più nel suo romanzo.

Il Club del Libro: Trattandosi di un romanzo autobiografico, ti sei esposto molto raccontando di te e della tua famiglia. Quanto è stato difficile e quanto liberatorio?

Christian: Ciao a tutti voi carissimi de Il Club del Libro! Non avere paura dei libri è stato un viaggio che non è ancora terminato, che mi ha dato l’opportunità di guardare alla storia della mia famiglia attraverso un caleidoscopio speciale: i libri che leggevamo. C’è stato un momento preciso che mi ha permesso di non avere paura di scrivere questo libro ed è stato quando ho deciso che mi sarei spogliato di inibizioni e che non avrei usato filtri per raccontare anche i dolori più profondi. Quando ho dato un nome al dolore, il viaggio è diventato catartico e commovente, persino dolce. Non nascondo il fatto che ci sono stati episodi che non sapevo come avrei affrontato, ma mi hanno aiutato i diari che scrivevo sin da bambino. In quelle pagine i miei sfoghi, i miei pensieri e le mie paure erano reali, tangibili. Ho deciso solo di trovare una voce narrativa per questo libro, ma volevo che fosse trasparente e senza compromessi. Ci sono ancora tante cose che devo liberare. In primis la consapevolezza di essere fragile e di dover accettare la perdita. Solo in questo modo ci si può davvero liberare dei pesi dell’anima.

Il Club del Libro: Tua madre ha instillato in te l'amore per la lettura, chi ha guidato lei invece? 

Christian: Siete i primi a domandarmelo e vi sono riconoscente per questa domanda. Mia madre è cresciuta in una famiglia molto colta ed artistica. Mio nonno aveva la casa piena di libri e viaggiava spesso. Collaborava con la radio parlando di letteratura e amava fare il reporter. Mia nonna era una donna elegante, nata con il gusto per la bellezza e con l’amore per i romanzi e il teatro. Mia madre assomigliava molto a loro, ma si è trovata anche a scegliere di doversi staccare da tutta quella prepotente e smisurata sete di conoscenza e perfezione. Mia madre era una ribelle. Anche sua zia Hermine le ha trasmesso l’amore per la lettura. Ricordo che nel suo piccolo appartamento c’era spazio solo per i romanzi di tutti i generi. Amava portarmi in giro per Vienna e regalarmi libri illustrati. È stata lei la mia prima lettrice. Da parte di mio padre invece l’amore è nato da lui e poi si è consacrato grazie a mia madre. Il ricordo più bello è legato a loro due nel letto a leggere e i loro comodini sui quali i libri creavano torri infinite di storie ed emozioni.

Il Club del Libro: Il tuo rapporto coi libri è cambiato negli anni, e in particolare dopo la scomparsa di tua madre?

Christian: Si è amplificato direi. Innanzitutto perché ho avuto la fortuna di pubblicare pochi anni dopo la sua scomparsa il mio primo romanzo, Impronte di Pioggia, e quindi ho potuto assaporare piano piano la meraviglia di essere dall’altra parte delle pagine. La strada ovviamente è lunghissima, ma è entusiasmante. Ho mantenuto invece il mio sguardo di lettore curioso, entusiasta, assetato di storie. Quando leggo torno bambino. Vorrei avere questo sguardo sempre. È un modo di vivere speciale, fatto di milioni di sensi che esplorano i mondi più diversi. Quello che sicuramente è mutato è lo scambio. Spesso mia madre ed io ci scambiavamo i libri e le opinioni. Mi manca tutto questo. Amavo alla follia regalarle libri nuovi. Mi piaceva quando le facevo scoprire scrittori che lei non conosceva. Era un modo per ringraziarla dell’amore che mi aveva trasmesso.

Il Club del Libro: Aver conservato i libri di tua madre sembra essere stato un mezzo per preservarne il ricordo. Sei stato tentato di sbarazzarti di quelli legati a momenti spiacevoli?

Christian: Mai, per fortuna. Spesso i libri legati ai momenti più brutti erano quelli che mi hanno curato le ferite. Penso semplicemente a Possessione di A.S. Byatt che lessi quando scoprimmo che per mio padre non c’era più nulla da fare e che spinse mia madre a tornare a bere. Inoltre ero stato appena lasciato. Se penso al fatto che sono rimasto in piedi in quel periodo mi sembra un miracolo e lo devo anche ai libri. Quel romanzo mi aiutò ad andare avanti, a creare uno spazio dove il dolore non poteva entrare. Un libro così bello che riusciva a farmi dimenticare per qualche minuto quello che stavo passando. Mi sbarazzo invece di libri brutti, scritti male, che prendono in giro il lettore. Un tempo li finivo per una sorta di pudore. Oggi no. Il tempo è troppo poco. Uno era così brutto e irritante che l’ho persino stracciato, specie perché di un autore molto noto dal quale non mi aspettavo tanta superficialità. È stato fantastico. Questo sì che è liberatorio!

Il Club del Libro: Riesci a riconoscere te stesso o tua madre nei personaggi di qualche libro che hai letto?

Christian: Tantissime volte. Mia madre era una fusione di tanti personaggi cinematografici e letterari, a partire da Alice nel paese delle meraviglie. Ritrovavo in Alice la stessa esuberante vitalità e la voglia di varcare mondi fantastici. Non è un caso sia stato il libro che mia madre amava leggermi da piccolo. Ho rivisto mia madre anche in Sosha di Isaac B. Singer. In questo personaggio ho ritrovato il lato più naïve di mia madre, la sua innocenza e la sua potente sensualità quasi infantile. Anche la Micol de I giardini dei Finzi-Contini di Bassani risplende negli occhi di mia madre. Personaggi indomiti, fieri della loro bellezza, ma anche fragili.

Io invece mi sono riconosciuto sempre in due personaggi: Martin Eden di Jack London e Richard Papen di Dio di Illusioni di Donna Tartt. Il primo è il guru spirituale: la sua tenacia, la sua voglia di migliorare la propria vita e la sua sensibilità mi hanno ispirato ogni giorno. Nel personaggio creato dalla Tartt invece ho rivisto me stesso da studente. Ho sentito per la prima volta la forza della sensualità e il desiderio carnale abbinato ad un mondo onirico, fatto di semidei. Il mio lato femminile invece lo ritrovo in L’amante di Marguerite Duras. Vivo come lei l’ardore della passione, il desiderio di piacere e di abbandono.

Il Club del Libro: Qual è il tuo rapporto con le nuove tecnologie e, in particolare, con gli e-book, visto che al contrario il tuo libro si basa su una serie di esperienze e sensazioni  legate al “libro di carta”? Possiedi un e-reader? Credi che realtà come Il Club del Libro possano aiutare nella promozione e diffusione della lettura, sia on che offline?

Christian: Sono un fautore della tecnologia e amo vedere come essa cerchi di supportare la cultura e la letteratura. Non possiedo un e-reader semplicemente perché amo l’esperienza tattile ed olfattiva del libro. Ma l’idea che i lettori possano portarsi dentro un piccolo strumento migliaia di libri mi piace molto. Realtà come la vostra sono impagabili. Vedo tramite i social (io sono un grande fan di Instagram) che lettori di tutto il mondo e da tutta l’Italia si ritrovano online e si connettono. È una sensazione stupenda quella di non sentirsi soli in un paese dove si continua a dire che i lettori diminuiscono e i libri non si vendono. Anzi: io sono propenso a pensare che si debbano conoscere sempre meglio gli strumenti tecnologici e moderni per stimolare e arrivare dove prima non si riusciva. Per esempio: quanto sono belle le foto che i lettori fanno ai libri abbinati a fiori, tazze di caffè, segnalibri, fotografie? Sono momenti di quotidianità e di bellezza che rendono attraente la fruizione della lettura. Ne sono entusiasta.

Il Club del Libro: Qual è il lettore ideale di Non avere paura dei libri?

Christian: Penso a lettori che abbiano voglia di trovare qualcuno che parli anche per loro, che non abbia paura di nascondere il dolore e si sia messo in prima linea per raccontare storie che spesso si tendono a nascondere. È un libro per chi ama anche prendersi nota di libri che non conosce e che ha letto e vuole condividere le emozioni che ha vissuto. È un libro per chi, in sintesi, non ha paura di ritrovare se stesso.

Il Club del Libro: Alcuni aspetti sono stati dibattuti in modo particolare dalla Community nel nostro Forum. Cosa rispondi a chi lo ha ritenuto un libro eccessivamente autoreferenziale?

Christian: Ne sono consapevole e capisco che possa essere un punto focale. È un libro che tuttavia penso non poteva non passare attraverso me e la mia percezione delle cose. È nato come una sorta di diario e come tale il punto di vista parte sempre da me, per cui ha tutti gli eccessi di una biografia anche se non considero questo libro un racconto della mia vita, quanto di quello della mia famiglia e dei libri che ci hanno circondato. Se avessi usato uno stile diverso o fossi stato più distaccato e meno autoreferenziale non avrei potuto trattare di certi temi e non avrei potuto raccontare certi episodi. È inoltre un viaggio personale che mi è servito per comprendere cosa la mia famiglia mi abbia lasciato in eredità emotivamente.

Il Club del Libro: È stata una precisa scelta quella di citare, lungo il romanzo, numerosissimi altri libri ma senza mai approfondire e argomentare?

Christian: È stato naturale. Sono davvero tantissimi i libri che hanno accompagnato nella vita mio padre, mia madre e me. Se avessi dovuto citarli tutti sarei arrivato ad oltre 5000 libri. Ho scelto quelli che erano legati agli episodi che racconto ed essendo tanti non ho approfondito trame, personaggi o altro. Citarli mi sembrava il giusto modo per incuriosire il lettore senza entrare nel merito e trasformare questo libro in una guida o in un saggio. O almeno spero di esserci riuscito. So solo che nella sua imperfezione, nel suo essere pieno di difetti, questo romanzo mi rappresenta totalmente ed è il libro più vero e autentico che potessi scrivere.

Il Club del Libro: Quale libro hai al momento sul comodino e qual è il migliore che hai letto quest'anno?

Christian: Magari avessi un comodino. Uso una vecchia sedia accanto al mio letto. Ma da anni spargo i libri che leggo in tutte le stanze. Ne ho persino due in bagno. In questo periodo sto leggendo Gli ultimi fuochi di F. Scott Fitzgerald, il drammatico e toccante Reservation Road di John Burnham Schwartz, lo spettacolare e intenso Una vita come tante di Hanya Yanagihara, Mandala solido del premio Nobel Patrick White, Radici di Alex Haley, Piccole grandi bugie di Liane Moriarty, la raccolta di racconti Storie di fantasmi di Edith Wharton e il romanzo per ragazzi Julie dei lupi di Jean Craighead George.

Di sicuro il libro della Yanagihara vincerà il titolo di libro più coinvolgente dell’anno e salirà nella mia personale classifica dei libri più belli che abbia mai letto. È un fiume in piena di sentimenti, di dolore, di amicizia, di salvezza, di abbandono. Stupendo.

(articolo a cura di Elisa Gelsomino)

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