Riprendiamo il viaggio con la rubrica "Una certa idea di mondo" tenuta da Baricco ogni domenica su Repubblica. Come precedentemente detto, si tratta di un'iniziativa con cui l'autore e maestro (in quanto uno dei fondatori della scuola di scrittura Holden a Torino, dove insegna) ci parla di 50 libri letti negli ultimi 10 anni la cui scelta non seguirebbe  un criterio particolare ma si tratterebbe solo del "frutto del caso". Quello che colpisce maggiormente è il riscoprire l'autore di bellissime pennellate come "Oceano mare", "Seta", "Rosso sangue", in qualità di lettore, un lettore onnivoro, data l'eterogeneità delle opere che presenta, e originale, poiché i libri di cui esprime il suo giudizio non sono né best seller né libri che in libreria catturano subito l'attenzione di un normale lettore. Questo lo si nota soprattutto dalle opere di questo mese.

"Esercizi spirituali e filosofia antica" di Pierre Hadot (Einaudi). Nel libro Hadot si prefigge di rileggere la filosofia, da quella antica con Socrate, Platone, Epicuro, fino a quella contemporanea in una nuova ottica, non più, come spesso ci viene insegnato nelle aule di scuola, una mera speculazione sulla conoscenza, ma un vero e proprio esercizio spirituale per la formazione di sé stessi. L'obiettivo dei filosofi sarebbe stato, come diceva Plotino, "scolpire la propria statua" cioè (spiega Baricco) "scalpellare via tutto ciò che di falso e inutile ci sta attaccato e liberare quel che noi siamo". Baricco apprezza la nuova chiave di lettura e ritiene che sarebbe utile far leggere l’opera agli studenti in modo tale che non "agonizzino" più nello studio della materia.

Dopo il libro filosofico siamo alla volta di quello storico con "Il medico di corte" di Per Olov Enquist (Universale economica Feltrinelli). Si tratta di un'opera che porta alla conoscenza del lettore una figura e un episodio della storia danese. La figura è quella del medico tedesco John Struensee che nel XVIII secolo viene convocato alla corte di Danimarca per prendersi cura del giovane re Cristiano VII. Questi, "poco più che demente" (come lo definisce Baricco) e del tutto inadatto a svolgere le funzioni di sovrano, si lascia ben presto raggirare dal medico che grazie alla sua intelligenza e astuzia riesce a divenire la persona più influente del regno e, animato da idee illuministe, a dar vita a una "fulminea rivoluzione" per liberare il popolo danese dalla opprimente monarchia oscurantista. Baricco apprezza due cose di questa lettura. In primo luogo lo stile dell'autore e usa queste parole per descriverlo "credo che parta da una specie di freddezza da referto medico e poi la scaldi al fuoco lento della sua meraviglia". In secondo luogo perché ci darebbe una "fantastica lezione di illuminismo", forse nella speranza della riscoperta di un movimento spesso visto in un'ottica negativa, come mera repressione del sentimento al fine di lasciar emergere la sola ragione.

Il buon lettore sa anche divertirsi, pertanto non poteva mancare in questa rassegna il libro comico-umoristico e chi meglio del Ragionier Fantozzi poteva rappresentare questo genere? Il libro è, infatti, "Fantozzi Totale" di Paolo Villaggio (Einaudi stile libero). Si tratta di una raccolta di alcuni episodi e di un racconto inedito del ragioniere più famoso d'Italia. Chi, infatti, non si ricorda della sua moglie "ripugnante", della figlia scimmia, della nuvoletta dell'impiegato e dell'interminabile corazzata Potemkin? Baricco prende spunto da quest'opera per ricordarci una cosa fondamentale: lo scrittore non si limita a descrivere una realtà locale, se così fosse sarebbe come "chiamare Sherlock Holmes per scoprire dove diavolo sono finite le forbicine per le unghie", suo compito è, come fa abilmente Paolo Villaggio, prendere la realtà e "deformarla alla grande". La deformazione, in questo caso, raggiunta anche grazie a un uso della lingua italiana come se "fosse fatta di gomma", permette di creare un personaggio che nel rappresentare una realtà italiana, quella del lavoratore dipendente, ha caratteristiche tragicomiche.

Chiudiamo l'incontro mensile con un'opera critico-morale. "Democrazia : cosa può fare uno scrittore?" di Antonio Pascale e Luca Rastello raccoglie i loro interventi alla Biennale Democrazia di Torino. Quello che ne esce? Un'aspra critica agli intellettuali moderni che non sarebbero più in grado di proporre nuovi ideali ma solo di rimpastare quelli vecchi e già usati. Gli stessi autori usano una metafora per rendere l’idea: "se gli intellettuali prima cucinavano, magari combinando anche disastri, adesso servono in tavola e i piatti sono quello che sono". Addirittura i principi a volte non sono neanche triti e ritriti ma dei veri e propri falsi, quelli che "il pubblico ama sentirsi ripetere, quelli che fanno audience". I due autori arrivano a questo anche facendo dell’autocritica e partendo dalle loro esperienze personali, rendendosi pertanto conto che spesso, anzi troppo spesso ci si ferma davanti a quella che è un'"immagine poetica che non disturba i nostri pregiudizi". Che fare allora? Secondo loro c'è bisogno di "gente che misura", dell’uso della precisione, "di vivisezionare, non di raccontare, di accertare invece che ripetere". E Baricco cosa ne pensa di tutto ciò? Ci lascia con un'espressione enigmatica perché chi ha orecchie per intendere intenda: "Poi una volta, magari in un posto nascosto in cui non ci prenda la fregola di strappare l'applauso, ci riuniamo e cerchiamo di capire se hanno anche ragione".

Fonte: Repubblica

(articolo a cura di Carla Gottardi)