C'è chi ha amato il personaggio di David Lurie e chi l'ha odiato; c'è chi ha condiviso le scelte di vita e di comportamento degli altri protagonisti e chi invece non l'ha fatto. Certo è che Vergogna, Libro del Mese di gennaio 2014, ci ha fatto davvero discutere ed appassionare. Un particolare interessante, che a mio avviso rende il romanzo una perla dal punto di vista letterario, è il paragone che il personaggio principale, David appunto, fa tra se stesso e Lord Byron, il celebre poeta inglese vissuto a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo, famoso oltre che per la sua abilità letteraria anche per il fatto di essere un gran dongiovanni conquistatore di cuori. Più precisamente Coetzee mette a confronto il rapporto che David ha con le donne e il legame che unì Lord Byron alla contessa ravennate Teresa Gamba Guiccioli.

Immagine raffigurante il poeta inglese Lord ByronByron visse in Italia dal 1817 fin quasi alla morte, avvenuta nel 1824. Il poeta aveva l'età di ventinove anni quando decise di allontanarsi dall'Inghilterra in una sorta di esilio volontario, dal momento che la sua patria aveva iniziato a dimostrargli una crescente chiusura non soltanto sul piano letterario, ma soprattutto su quello sociale. I problemi di Byron erano iniziati alla fine del suo matrimonio con Annabella Milbanke, durato solo poco più di un anno. Matrimonio finito perché il poeta non riusciva più a nascondere le sue numerose scappatelle e i suoi molteplici amori clandestini alle spalle della moglie. Non che la società inglese non fosse disposta a perdonare le leggerezze di un uomo, ma Byron non riuscì a passarla liscia dopo il rapporto incestuoso con la sorellastra, Augusta Leigh, che gli costò l'esclusione dalla vita sociale londinese e gli inimicò gli inglesi come pubblico delle sue opere.
Byron aveva sempre avuto il sogno di vivere a Venezia, reputandola una delle città più belle al mondo e definendola l'isola più verde della mia immaginazione. Fu proprio a Venezia, nel 1819, che incontrò la giovane diciottenne che tanto lo fece innamorare e che ispirò meravigliosi componimenti: Teresa Gamba, contessa ravennate dall'aspetto fresco e pieno di vita, a giudicare dalle testimonianze che si hanno di lei, allora già moglie del sessantenne conte Alessandro Guiccioli.
Byron si innamorò di lei dal primo istante. In una lettera del 24 aprile 1819 all'amico Lord Kinnaird il poeta definì Teresa una donna bella come l'aurora e calda come il mezzogiorno. Prima di arrivare a Venezia, tuttavia, il poeta non disdegnò comunque di visitare luoghi che non aveva mai visto, da grande appassionato di viaggi qual era. Si trovò dunque in numerose città e soggiornò a lungo a Ginevra, dove fu ospite di Percy Shelley e Mary Godwin e dove poté rinverdire i suoi rapporti amorosi con la sorellastra di lei, Claire Clairmont.
Immagine che raffigura la contessa ravennate Teresa GuiccioliArrivato dunque in Italia, fu travolto dall'amore passionale e sentimentale con Teresa. Fu un rapporto anche intellettuale e Byron, grazie a lei, si interessò alla politica italiana, legandosi agli ambienti rivoluzionari della carboneria grazie all'amicizia con un fratello di lei. Il poeta si trovava a Ravenna quando gli giunse la notizia che Claire Clairmont aveva partorito una bambina. La piccola Allegra arrivò quindi in Italia e Byron la lasciò ad un convento romagnolo, Bagnacavallo, dove la bambina morì purtroppo giovanissima.
Il rapporto tra Teresa e Byron fu fortissimo, ma gli interessi politici del poeta remarono contro quest'unione. Per via dei suoi rapporti con la carboneria, infatti, Byron dovette allontanarsi da Ravenna e decise di portare Teresa e suo fratello con sé prima a Pisa e poi a Genova, ospiti nuovamente dei coniugi Shelley. In quegli anni, tuttavia, Teresa si era gravemente ammalata di malaria, malattia dalla quale era fortunatamente riuscita a guarire. Byron riuscì a convincerla a ritornare a Ravenna, mentre lui sarebbe andato con il fratello di lei in Grecia per aiutare la popolazione a liberarsi dall'oppressione ottomana.
Dal viaggio in Grecia Byron non tornò mai, perché una meningite gli tolse la vita nel 1824, quando aveva solo trentasei anni. La notizia della morte di Byron lasciò nello sconforto Teresa e con lei il mondo della letteratura internazionale, che comunque aveva continuato a stimare il genio del poeta. La contessa, che intanto era rimasta sola e che successivamente si sarebbe risposata passando alla storia come la marchesa de Boissy, decise di scrivere una biografia dell'uomo che aveva tanto amato e che le aveva cambiato la vita. Decise di parlare di se stessa in terza persona, anche se non riuscì a garantire il distacco del biografo. Scrisse l'opera in francese, la intitolò Vie de Lord Byron en Italie, ma non la pubblicò mai: racchiuse l'enorme manoscritto – più di 1700 fogli – in uno scrigno insieme agli oggetti che gli ricordavano l'amato poeta e tenne per sé quei preziosi ricordi che oggi possono essere ammirati alla Biblioteca Classense di Ravenna.
Insomma, nonostante la vita di Teresa sia andata avanti dopo la morte di Lord Byron, l'amore che li aveva uniti non si spense mai nella cuore della donna. La storia non le ha dato giustizia, facendola passare inosservata, ma i suoi contemporanei ammirarono enormemente la sua caparbietà nell'esprimere i suoi sentimenti nonostante le convenzioni sociali dovute al fatto di essere già sposata. Alfred de Musset, poeta francese del XIX secolo, paragonò l'amore tra Byron e Teresa ad un altro grande amore del passato e scrisse: Blonds cheveaux, sourcils bruns, front vermeil ou pâli; / Dante amait Béatrix – Byron la Guiccioli (“Capelli biondi, sopracciglia brune, fronte rubiconda o pallida / Dante amò Beatrice – Byron la Guiccioli”).

Lettura consigliata

Natale Graziani, Byron e Teresa. L'amore italiano, Milano, Mursia Editore, 1995.

(articolo a cura di Francesco Gioia)

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