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Il Libro del Mese di gennaio 2014, Vergogna di J.M. Coetzee, ci fa volare in Sudafrica, paese purtroppo conosciuto soprattutto per l'apartheid ed il suo più acerrimo nemico, Nelson Mandela. Di fianco a questa figura di riferimento, ci sono stati però molti altri personaggi che, ciascuno a proprio modo, hanno contribuito alla lotta per i diritti di eguaglianza: nel campo musicale, non possiamo non parlare di Miriam Makeba.

Sicuramente il nome Miriam Makeba potrebbe dire poco ad alcuni. Men che meno il suo nome completo: Zensile Makeba Qgwashu Nguvama Yiketheli Nxgowa Bantana Balomzi Xa Ufnu Ubajabulisa Ubaphekeli Mbiza Yotshwala Sithi Xa Saku Qgiba Ukutja Sithathe Izitsha Sizi Khabe Singama Lawu Singama Qgwashu Singama Nqamla Nqgithi. (Niente paura! Un vero nome africano comprende quelli di tutti gli antenati maschi). Tuttavia, molti conosceranno questa canzone: Pata pata. La canzone è molto orecchiabile e parla di una ragazza che danza ancheggiando, una ragazza felice e senza pensieri. Peccato che così non fosse nella realtà per i giovani sudafricani dell'epoca, i quali, per il solo fatto di possedere l'omonimo album, rischiavano di essere condannati da tre a sette anni di carcere con l'accusa di banda armata. Eppure non è una canzone di protesta né di lotta politica... ma la troppa libertà che Miriam si era presa, metteva paura al governo dell'apartheid.
Ma torniamo un po' indietro nel tempo rispetto alla registrazione di questo brano e andiamo agli albori della carriera di quella che, nel mondo, è poi diventata Mama Afrika. Siamo nel 1957 e la giovane cantante ha venticinque anni e tre anni di carriera professionale come musicista jazz e di musica tradizionale sudafricana, quando il regista indipendente americano Lionel Rogosin la nota. Quest'ultimo si era, infatti, recato in Sudafrica per girare un film-denuncia sull'apartheid da  mostrare al mondo. Dopo essersi segretamente introdotto negli ambienti della rivolta e aver conosciuto meglio la gente e la cultura in questione, iniziano le riprese con un cast non professionista scelto apposta  per mostrare la vera Africa. Le scene vengono girate di nascosto per le strade di Joannesburg, Sophiatown e in zone vietate ai bianchi, con il continuo terrore di essere scoperti dal governo. Tra gli attori viene coinvolta appunto anche Miriam Makeba, che canta in alcune scene. Essendo il film molto ricco di musiche, spesso si salvano raccontando che si trattava di un musical. Nel 1960 il film viene presentato al Festival di Venezia e, grazie a alla corruzione di due funzionari sudafricani, il regista americano riesce a ottenere i permessi per far presenziare dal vivo Mama Afrika.
Peccato che, una volta giunta in Europa, Miriam Makeba decida di non rimpatriare. Anzi, inizia un tour negli Stati Uniti, dove incide brani di successo come Pata Pata, The Click Song e Malaika, diventando il simbolo di un popolo oppresso. La sua testimonianza al comitato contro l’apartheid delle Nazioni Unite nel 1963 è decisiva: infatti, da quel momento, il governo sudafricano la condanna all'esilio e mette al bando tutta la sua musica.
Miriam MakebaPer quasi trent'anni, la vita di Makeba prosegue tra alti e bassi in giro per il mondo. Raccoglie successi e riconoscimenti come il Premio Dag Hammarskjöld per la Pace nel 1986 e scrive la sua autobiografia Makeba: My Story, finché, negli anni '90, dietro invito ed insistenza di Mandela in persona, Mama Afrika torna nel suo paese natio. Ciò nonostante, la sua casa ormai è il palcoscenico e la musica è l'unica cosa che la rende libera non facendola sentire in esilio, bensì cittadina del mondo. Nei dieci anni a seguire, continua a partecipare a documentari e film sull'apartheid come Sarafina! (1992) e Amandla!: A Revolution in Four-Part Harmony (2002), viene nominata Ambasciatrice di buona volontà della FAO (1999) e riceve la Medaglia Otto Hahn per la Pace (2001).
Nel 2005, provata da una vita intensa e problemi di salute, Miriam Makeba inizia un ultimo tour mondiale per dare l'addio alle scene. Tra le tante tappe, la cantante sudafricana approda il 9 novembre 2008 anche in Italia e precisamente a Castel Volturno, dove due mesi prima vennero massacrati dalla camorra sei immigrati africani. In un evento dedicato a Roberto Saviano e incentrato alla lotta contro la camorra, anche lei vuole fare sentire la sua presenza. E' così che, a settantasei anni, Miriam porta gioia, solidarietà e speranza con la sua musica, ancheggiando nonostante i malanni a ritmo di Pata pata. Purtroppo, mentre la gente applaudiva e lei salutava il suo pubblico per congedarsi, la coglie un malore e spira poche ore dopo per problemi cardiaci. Così se ne va, mentre ancora una volta è vicina alla sua gente e cerca di abbattere un altro muro.
Uno spettatore del suo ultimo concerto testimonia: «L'energia che sprigionava era incredibile, la voce toccava tutti quelli che sotto il palco erano lì ad ammirarla… Eravamo lì. Tutti uniti nei suoi occhi. Tutti insieme per quella grande donna simbolo di un mondo che può cambiare se davvero lo si vuole. Mama Africa danzava cantando Pata Pata, e sorrideva. Il modo più bello per iniziare il suo nuovo e lungo viaggio».

(articolo a cura di Sergio Gelsomino)

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