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Il Libro del Mese di Febbraio 2014, Le notti bianche di Fedor Dostoevskij, mette in primo piano il ruolo della notte all'interno della vicenda. I veri protagonisti del romanzo sono infatti i pensieri e i racconti notturni dei protagonisti. La notte sembra essere quindi la vera forza ispiratrice del racconto. Nella letteratura gli scrittori più sensibili al tema della notte sono stati sicuramente i poeti, che però hanno sempre dovuto confrontarsi con una visione negativa della notte assimilata alla morte. Vediamo quindi come la poesia ha saputo riscattare il tema della notte nel corso dei secoli.

Sin dalla letteratura classica la notte rappresentava quanto di magico e illogico ci fosse nella vita quotidiana, in contrapposizione alle regole e alla stabilità ispirate dal giorno e dalla luce del sole. Non è un caso che le pratiche magiche e i rituali misterici avvenissero soprattutto di notte: l'esempio più classico è sicuramente quello dell'asino delle Metamorfosi di Apuleio. Infatti è di notte che Lucio si trasforma in un asino (la notte e l'oscurità caratterizzano il rituale magico) ed è di notte che l'asino riesce a raggiungere la fine del percorso che lo porta a ritrasformarsi in un essere umano, seguendo i passaggi del culto misterico della dea Iside (la notte è quindi ance il connotato principale del rituale religioso).
Un altro esempio imprescindibile della letteratura classica è quello del celeberrimo episodio del cavallo di Troia. La notte, infatti, non è soltanto un tempo legato alla magia, per la letteratura dell'antichità, ma è anche il momento dell'astuzia e dell'ingegno. Ulisse introduce nella città di Troia il cavallo di legno pieno di soldati pronti all'azione e durante un'unica notte viene posta fine ad una guerra, quella tra greci e troiani, che durava da ben dieci anni.
Dopo la grande rivoluzione portata dal cristianesimo, superando i connotati di magia e astuzia, la notte si è colorata sempre più di nero, finendo per essere assimilata al peccato e alla morte. Nelle opere dei primi scrittori cristiani, infatti, ci si riferisce alla notte sempre in maniera negativa (si parla ad esempio sempre delle tenebre del peccato), in contrapposizione al giorno che diventa quindi simbolo di vita, di rinascita e risurrezione.
Questo connotato caratterizza la letteratura ancora oggi. Per citare un esempio famoso pensiamo alla Commedia di Dante, che nel primo canto dell'Inferno vede il monte del Paradiso e riconosce il sole, quindi la luce del giorno, ma non può raggiungerlo perché i peccati, rappresentati dalle tre bestie feroci, glielo impediscono. Il poeta quindi è costretto ad attraversare la celebre selva oscura in una notte senza tempo. Superato l'Inferno, deve scalare poi il Purgatorio in un'atmosfera di perenne crepuscolo: nel Purgatorio infatti le anime sono ancora caratterizzate dai loro peccati, ma l'atmosfera è sicuramente più positiva perché questi peccatori vivono nella speranza di poter raggiungere la luce del Paradiso, che al contrario dell'Inferno è immerso in un luminoso giorno senza fine.
Ancora nel XVIII secolo, sempre per restare solo su esempi famosi perché troppi se ne potrebbero fare, Foscolo scriveva uno dei suoi sonetti più belli, intitolato Alla sera, intesa come similitudine della morte:

Forse perché della fatal quiete
tu sei l'imago, a me sì cara vieni
o sera.

Già qui, tuttavia, si può vedere il superamento della rigida struttura bene/male, giorno/notte proposta dalla letteratura cristiana: il poeta in questo caso sogna la sera, la adora, le dedica un poema perché la morte è sì la fine della vita, ma è per questo anche la fine delle sofferenze e degli affanni che la caratterizzano.
Allo stesso modo Goethe, suo contemporaneo, parlava della quiete della notte in senso positivo scrivendo nel suo Canto notturno del viandante:

Su tutte le vette
è pace,
in tutte le cime
trasenti
appena un respiro.
I piccoli uccelli tacciono nel bosco.
Aspetta un poco, presto
riposerai anche tu.

La poesia moderna, dunque, è pronta a rivalutare l'immagine della notte, la quale diventa tanto positiva che Leopardi la descrive dolce e chiara ne La sera del dì di festa.
Dolce e chiara è la notte e senza vento,
e queta sovra i tetti e in mezzo agli orti
posa la luna, e di lontan rivela
serena ogni montagna.

(articolo a cura di Francesco Gioia)

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