Il muro invisibile che dà il titolo al Libro del Mese di Aprile 2014 del nostro club è un muro che in materia non esiste, ma che si rivela essere più forte di una barriera fatta di cemento. Si tratta del muro della discriminazione, un muro innalzato dalla cultura deviata e dall'odio razziale. Nei secoli sono stati tanti i muri eretti per discriminare e separare ed il ghetto ne è l'esempio peculiare. Vediamo insieme l'esperienza fornita dalla storia di Venezia, dove è nato il primo vero ghetto a portare questo nome.

Campo ghetto nuovo - VeneziaLa città di Venezia ha fondato sin dalle origini la sua fortuna sul commercio e sugli scambi con altri popoli. Questi scambi ovviamente non si limitavano a beni e mercanzie, ma favorivano la circolazione della cultura e riempivano le strade della città di gente proveniente da qualsiasi terra: arabi, africani, ebrei così come spagnoli, bizantini e ottomani. Si può dire che la Serenissima questo il titolo di cui la Repubblica di Venezia si fregiava – fornisse un particolare esempio di integrazione sociale, seppur nei limiti imposti dalla cultura dell'epoca.

Gli ebrei costituivano una parte importante della società urbana di Venezia. Le prime attestazioni della presenza di ebrei in questa repubblica si trovano già nella documentazione dell'XI secolo. Col passare del tempo, nei loro confronti, particolari privilegi si alternarono a divieti di soggiorno e dure restrizioni, tanto da arrivare nel XVI secolo ad avvertire la necessità di regolamentare la situazione a livello legislativo. Infatti è a questo periodo, e più precisamente al 29 marzo 1516, che risale la prima vera e organica normativa della Repubblica di Venezia in relazione alla presenza ebraica in città.

I passaggi principali di questa legge erano due. Innanzitutto il governo cittadino imponeva agli ebrei di portare un segno identificativo che permettesse di distinguerli dagli altri membri della cittadinanza, così come avveniva già per altre categorie sociali ed ovviamente non solo a Venezia (famoso il caso di origine francese del nastro tra i capelli delle prostitute). La norma più importante, tuttavia, riguardava l'individuazione di un luogo specifico in città dove gli ebrei sarebbero stati costretti a vivere. Un'area delimitata da mura tutt'altro che invisibili: un ghetto, il primo in Europa.

Questo termine, che oggi viene utilizzato per indicare qualsiasi luogo che generi discriminazione sociale, trae la propria origine etimologica proprio dall'esperienza veneziana. In effetti il luogo individuato dal governo cittadino per il quartiere ebraico fu localizzato accanto ad un'antica fonderia: un gèto, nella parlata veneziana del XIV secolo, era infatti un "getto di metallo fuso", e nella pronuncia degli ebrei dell'Europa centrale, i primi a sottomettersi alle nuove leggi della Serenissima, questa parola si trasformò per l'appunto gheto, da cui deriva il termine attuale.

Campo ghetto nuovo - VeneziaIl ghetto, circondato dai canali lagunari, era sorvegliato da appositi militari cristiani, che avevano il compito specifico di evitare la fuoriuscita di ebrei durante la notte, quando il luogo restava chiuso. All'interno del ghetto, tuttavia, la vita degli ebrei di Venezia crebbe e prosperò tanto da far registrare un sempre progressivo aumento della densità della popolazione al suo interno. Questo fece sì che venisse adottato uno stile diverso di costruzioni abitative in quest'area della città: furono eretti palazzi molto alti suddivisi in piani più bassi della norma, per poter accogliere la popolazione che andava via via aumentando. Molto caratteristiche e prestigiose divennero poi le scuole ebraiche e le sinagoghe del ghetto, edificate tutte tra il XVI e il XVII secolo e ancora esistenti.


La segregazione del ghetto a Venezia, come in buona parte d'Europa, ebbe termine soltanto con Napoleone Bonaparte. Il passaggio del governo di Venezia nelle mani dell'imperatore francese, infatti, fece sì che gli ebrei venissero parificati a tutti gli altri cittadini dell'impero. La distinzione ufficiale tra ebrei e cristiani a livello giuridico decadde definitivamente con l'annessione di Venezia al Regno d'Italia, anche se la storia degli ebrei di tutto il mondo doveva ancora attraversare la sua pagina più difficile, con le leggi antisemite e le deportazioni degli anni Trenta del XX secolo, che non risparmiarono neppure le famiglie di ebrei residenti nella laguna.

 

Libro consigliato:

Storia del ghetto di Venezia, Riccardo Calimani, Milano, Rusconi, 1985.

(articolo a cura di Francesco Gioia)

Se vuoi collaborare con la Rubrica Letteraria del Club del Libro, segnalarci iniziative interessanti o semplicemente comunicare con noi, scrivici a:

Mail