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Se la vita che salvi è la tua di Fabio Geda, Libro del Mese di Agosto 2014, è incentrato sul tema del perdono: il perdono che riceviamo dagli altri, e in particolare da coloro che ci sono cari; il perdono che doniamo a chi ci circonda; ma soprattutto, il perdono di noi stessi. Quest'ultimo, forse, è il più difficile da conquistare e, spesso, l'unica via per raggiungerlo è quella dell'espiazione.

La "selva oscura" nella quale si perde Andrea, è una vita familiare minata dalla perdita di una gravidanza, che fa piombare la coppia in una serie di malcelati individualismi, egoismi e rancori reciproci. Per Andrea, è giunto il tempo di "scendere agli inferi" e di fare i conti con se stesso, con il suo passato, con le sue aspirazioni, con i suoi errori e con i suoi rimpianti.

Le strade di New York sono uno scenario perfetto. Si tratta, infatti, di una città molto più articolata, ambigua e complessa, rispetto a quanto si pensi di primo acchito. Infatti, da un lato, è la città simbolo della modernità e della dinamicità, in grado di offrire condizioni di vita uniche al mondo, grazie al suo grandissimo parco (Central Park), ai suoi numerosi musei (Museum Mile), ai grattacieli di Manhattan, al lusso e alla tecnologia; dall'altro, è la città del lavoro clandestino, del vagabondaggio, dell'indifferenza verso i più deboli, della violenza, dell'emarginazione, della discriminazione, delle speranze disattese, e dell'isola delle lacrime.

Proprio di fronte a Manhattan, nella splendida baia naturale che accoglie il porto di New York, c'è Ellis Island, un isolotto sul quale vi è una costruzione utilizzata inizialmente come prigione per i pirati e divenuta famosa nel 1894, quando cominciò a essere utilizzata come centro di smistamento degli immigrati verso gli Stati Uniti. La chiave di lettura principale degli Stati Uniti contemporanei non sono il Mayflower e i padri pellegrini ma Ellis Island: almeno il 65% degli USA moderni è passato per quell'isola e per quella "casa di accoglienza-prigione". Il giornalista praghese Egon Erwin Kisch, la descrive così: « L’immigration officer dice che il mio passaporto non è valido [...] Mentre parlava con me, un funzionario gli mostrò un fogliettino, senza dubbio conteneva qualcosa sul mio conto. ‘Lo so’, disse. Quindi mi tocca andare a Island - un eufemismo per Ellis Island, L’isola delle lacrime [...] ».

Andrea vive pienamente entrambe le prospettive di New York, e il passaggio dall'una all'altra rappresenta la conquistata consapevolezza della molteplicità e dell'ipocrisia della città, così come della propria vita. Ma il suo viaggio non è ancora finito.

La risalita verso il suo angolo di paradiso passa attraverso il Messico. Attraverso il border fence. Dagli anni '60 in poi, gli Stati Uniti hanno vissuto il fenomeno dell'immigrazione clandestina. Tale fenomeno ha assunto quasi interamente i caratteri ispanici delle genti del Centro - America, in particolare i messicani, che hanno attraversato il lunghissimo e irrimediabilmente permeabile confine meridionale. I dati statistici sono eloquenti: oggi negli Stati Uniti vivono oltre quaranta milioni di ispanici; e tra il 2000 e il 2004, l'ufficio immigrazione statunitense ha registrato una media di 525 mila ingressi illegali giornalieri, tra attraversamenti del confine e permanenze illegittime per scadenza del permesso. Si tratta di una delle questioni più complesse e spinose della società statunitense e in particolare degli Stati del Sud e del Sud-West, nei quali è evidente il debito culturale e sociale nei confronti del mondo ispanico. Tuttavia, ancora non si è trovata la formula in grado di coniugare benessere economico, integrazione e sicurezza. Il border fence: questo lunghissimo, inquietante e silente serpente a sonagli, adagiato sotto il sole del deserto; e il suo veleno: la criminalità, i cartelli messicani che prosperano sul traffico di droga e persone, la paura, l'esasperazione, il senso di impotenza e dunque l'intolleranza.

E infine, per Andrea, il campo dell'associazione No More Deaths, il South - West, l'Arizona, gli USA. Da qui, Lagrima, "novello Virgilio", non può più accompagnarlo.

Egli deve riuscire ad arrivare al suo angolo di paradiso attraverso altre vie: quelle della decisione, della consapevolezza di se stesso e del proprio sentimento.

(articolo a cura di Emiliano Marzinotto)

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