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Nel 2011 Fabio Geda, autore del Libro del Mese di Agosto 2014 Se la vita che salvi è la tua, scriveva un'opera chiarificatrice di tutto il suo pensiero letterario. Si tratta de La bellezza nonostante, il cui insegnamento morale è quello di accorgersi che la bellezza, in senso lato, esiste anche in posti dove ci sembra di scorgere soltanto miseria e cattiveria. La bellezza, anche quella dell'animo, la bontà, esiste anche se noi non riusciamo a percepirla. Questo ci fa subito pensare, nel mondo dell'arte, ad un pittore che ha fatto dell'idea della bellezza nonostante il fondamento della sua intera opera: il Caravaggio.

Michelangelo Merisi, in arte Caravaggio, è stato uno dei più importanti artisti italiani dell'età moderna. Nato nel 1571 e morto all'età di soli trentanove anni nel 1610, fu spesso oggetto di critiche per i suoi dipinti considerati sacrileghi, blasfemi o comunque non corrispondenti al gusto artistico dei tempi.

A livello stilistico i suoi lavori sono caratterizzati dal gioco di ombre creato in un ambiente abbastanza buio da fasci di luce che illuminano la scena in modo spesso simbolico. L'ambientazione buia non è gradevole alla vista e la luce non basta a renderla tale, ma al contrario serve a focalizzare l'attenzione solo sui dettagli, distogliendo lo sguardo dal complesso del quadro. Si potrebbe dunque dire che nelle opere del Caravaggio la luce abbia il compito di farci riflettere su quello che c'è di davvero importante nella scena.

Si può fare un esempio chiarificatore: sulla strada verso Damasco il soldato romano Saulo cade da cavallo, disarcionato da un'abbagliante luce e spaventato dalla voce divina che la accompagna. Il soldato si converte in quel momento alla fede in Cristo, decidendo di cambiare nome e passando alla storia come Paolo. Il Caravaggio sceglie questo episodio per dipingere una delle sue opere più famose, la Conversione di Paolo, in cui sono presenti solo due soggetti: il cavallo e Paolo disteso a terra sotto di esso. Ma qual è l'elemento focale del quadro? Non è certo Paolo, disteso in una posizione che ne rende visibile a malapena il volto; non è nemmeno il cavallo, di cui non si intravede che la groppa. Il punto focale del quadro è dunque la luce, simbolo della rivelazione della fede, che piomba in verticale direttamente su Paolo, il quale a braccia aperte ne accoglie il messaggio.

A voler ben vedere, anche in questo caso si potrebbe scorgere un esempio di bellezza nonostante: in un quadro raffigurante un uomo disarcionato da cavallo, se non fosse per la luce, per la rivelazione divina, dove starebbe la bellezza? Ma Caravaggio si spinse ancora oltre su questa scia e decise di cercare proporre la bellezza addirittura nella morte.

Cosa avrebbe potuto avere di bello il corpo di una giovane donna, probabilmente una prostituta, ripescato dal mare gonfio e tumefatto? Chi altri se non il Caravaggio avrebbe potuto pensare di utilizzare quel cadavere come modello per raffigurare la Vergine? L'opera in questione è la celeberrima Morte della Vergine e probabilmente i Carmelitani Scalzi che la commissionarono si aspettavano sì che l'artista riuscisse a rendere bella la morte di Maria. Probabilmente si aspettavano degli angeli nel dipinto e forse un escamotage con cui si potesse intravedere il passo successivo, la salita della Madonna in cielo in anima e corpo, come raccontano i testi sacri successivi ai Vangeli. Invece si trovarono di fronte l'immagine di una donna morta, addirittura con le caviglie scoperte, che era considerato indecoroso per i costumi dell'epoca: dovettero chiedere la sostituzione della pala dalla Chiesa di Santa Maria della Scala (Roma) con un'altra dal soggetto simile molto più classica, creata da Carlo Saraceni.

Nell'arte, rispetto alla letteratura, è sicuramente più difficile esprimere un'idea concettuale come quella della bellezza nonostante, ma si può sicuramente dire che l'idea artistica del Caravaggio prendeva il via proprio dalla consapevolezza che il buono e il bello fanno parte di ogni momento della vita, anche del più triste e difficile, perché la bellezza esiste nonostante la difficoltà, la cattiveria, il male.

Il corpo di un uomo disarcionato è bello perché la fede lo rende finalmente felice; il corpo di una donna morta, anch'esso può essere bello e inondato di luce, perché non è ancora finita, perché dopo la morte c'è la speranza dell'Aldilà, un messaggio troppo nascosto per un'opera d'arte da esporre in una chiesa, dove l'opera d'arte deve concedere subito il proprio significato a chi la guarda.

(articolo a cura di Francesco Gioia)

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